martedì 19 settembre 2017

Antropophagus (1980)

Sì, mi sono riguardata Antropophagus, film scritto e diretto da Joe D'Amato nel 1980. E senza nemmeno che me lo chiedesse Obsidian. La follia è vicina ma c'è un motivo. (in)seguitemi un po'.


Trama: un gruppo di turisti sbarca su un'isoletta greca solo per scoprire che un mostro cannibale ha ucciso tutti gli abitanti e ora ha scelto loro come nuove prede...



La mia storia con Antropophagus risale alle superiori. A diciannove anni fa, se devo dare retta ad Ale e Paola, che proprio nel 1998 si sono messi assieme; la mia amica Paola a quei tempi era una persona meglio, poi è stata circuita da quell'horroromane di Ale, che ha contestualmente cominciato a spacciarmi horror sopraffini, ovvero tutte quelle camurrìe italiane di serie Z uscite tra gli anni '70 e '80. Una delle videocassette prestatemi da Ale all'epoca era stata, per l'appunto, Antropophagus, forse accompagnata addirittura dall'altro schifo immondo rivalutato col tempo, Buio omega. Avete idea di cosa fosse, per una cresciuta a pane e horror americani, vedere robe così agghiaccianti e realizzate con due lire? Altro che venire folgorata sulla via di Damasco come Quentin Tarantino, ricordo benissimo di aver passato un'ora di noia mortale, di avere spento con un urlo la TV durante la temibile scena del "coniglio" e di essere andata in bagno a vomitare, giurando su ogni divinità che non avrei mai, mai, mai, mai più guardato Antropophagus in vita mia e passando anni a maledire Joe D'Amato, George Eastman e persino il padrone/macellaio di quella povera bestia. Con l'avvento di internet, vai a sapere per quale motivo, ho messo su un dvd una versione di Antropophagus trovata anni fa sul mulo e l'ho lasciata lì a prendere polvere e vecchiaia, al punto che qualche sera fa, mossa dall'insano desiderio di mettermi alla prova, il supporto digitale mi ha fatto il gesto dell'ombrello rifiutandosi di farmi vedere il film. A casa mia, questo significa guerra ed ecco che finalmente, testardamente, infattamente e prepotentemente, mi sono incaponita e ho ripescato la pellicola di Joe D'Amato, riuscendo così a vedere 'sto benedetto nonché disgustoso finale di cui parlano tutti i libri dedicati ad un certo tipo di cinema. Dopo quasi vent'anni. All'anima. E quindi, dopo tutto questo tempo, ho fatto pace con D'Amato e col suo sanguinolento amico spellato?


Sì e no. Come vedete, non riesco ad essere ironica come quando scrivo di altre "perle" d'italico orrore. Questo perché Antropohagus mi fa schifo a pelle, mi mette ansia nonostante la pochezza degli effetti speciali (quella testa finta dentro al secchio, santo cielo...), la cagnoleria (?) degli attori, la messa in scena goffa, la colonna sonora raccapricciante (la micidiale combinazione simil-sirtaki/simil-sarabanda Handeliana rischia di far esplodere le orecchie ai più sensibili, occhio) e alcuni palesi errori di regia/sceneggiatura/consecutio temporum, talmente grandi da causare un sanguinamento oculare post rotazione a velocità warp. Per esempio, quando Maggie viene trascinata via dal mostro, dall'inquadratura si evince benissimo che gli amici di lei non potevano non vederli: erano lì a un metro!! Poi ci sono gattini e pipistrelli che vengono letteralmente lanciati addosso agli attori, persone che non sanno leggere le carte eppure se la credono tantissimo, gente che arriva in un'isola sconosciuta ma, chissà come, ha già in tasca la chiave del cimitero per giocare scherzoni alle amiche, gente che mangerebbe il figlio senza scrupoli ma non Marta, Marta no, Marta ci dispiace e diventiamo pazzi, mi raccomando, ville di due piani che, magie del montaggio, si ritrovano con settantadue rampe di scale, manco fossero un grattacielo newyorchese, soprattutto c'è un cannibale sprecone, che alle sue vittime tira un morso e poi bon, il resto lo lascia ai ratti oppure lo nasconde sotto lenzuola (comprarsi un frigo pare brutto?) che le sciocche protagoniste non mancano di sollevare non una ma due, tre volte, neanche la solfa cambiasse e sperassero di trovarci sotto un buono per il parrucchiere invece che un cadavere putrescente. E però. E però caSSo, la "scena del coniglio" rivolta lo stomaco ancora oggi, nonostante sappia che di coniglio si tratta. E però George Eastman fa paura anche e soprattutto con quel trucco raffazzonato che gli hanno messo in faccia, e lo so che è assurdo pensare che qualcuno possa diventare un mostro di simile bruttezza "solo" per essersi dato al cannibalismo ma l'idea di un paesino abbandonato dove costui scorazza libero di morderti la giugulare qualche brivido me lo da. E però Antropophagus appoggia sulla schiena dello spettatore un bel carico di disagio, anche per tutti i difetti elencati sopra, ché quella musichetta ti entra nelle orecchie e nonostante tutto capisci che Joe D'Amato e George Eastman erano una bella associazione a delinquere, capace di sfornarti il cult horror così, a tradimento, e di sconfiggere la mia solita vena polemica. Secondo me, signori, sono venti anni di trauma a frenarmi, quindi non posso fare altro che togliermi il cappello e dichiararmi sconfitta da Antropophagus, anche se non riesco comunque a consigliarvi di guardarlo, questo mai.


Del regista e co-sceneggiatore Joe D'Amato ho già parlato QUI mentre Serena Grandi, che interpreta Maggie ed è accreditata come Vanessa Steiger, la trovate QUA.

Tisa Farrow (vero nome Theresa Magdalena Farrow) interpreta Julie. Americana, sorella di Mia Farrow, la ricordo per film come Manhattan e Zombi 2. Ha 66 anni.


Margaret Mazzantini (accreditata come Margaret Donnelly) interpreta Henriette. Diventata famosa come scrittrice e anche moglie di Sergio Castellitto, come attrice ha lavorato in film quali Un cane sciolto 2, Il barbiere di Rio, Libero burro e Non ti muovere. Anche sceneggiatrice, ha 56 anni.


George Eastman (al secolo, Luigi Montefiori) interpreta Klaus Wortmann, alias Antropophagus, ed è il co-sceneggiatore della pellicola. Nato a Genova, ha partecipato a film quali Fellini - Satyricon, La collina degli stivali, Amico stammi lontano almeno un palmo, Il richiamo della foresta, Baba Yaga, Cani arrabbiati, Bordella, Regalo di Natale, Deliria e La rivincita di Natale. Anche regista e produttore, ha 75 anni.


Zora Kerova (vero nome Zora Ulla Keslerová) interpreta Carol. Nata a Praga, ha partecipato a film come La casa dalle finestre che ridono, Cannibal Ferox, Lo squartatore di New York, Quando Alice ruppe lo specchio, Il fantasma di Sodoma e Papà dice messa. Ha 67 anni.


Mark Bodin, che interpreta Daniel, era già nel cast di un'altra pietra miliare dell'horror di serie Z italiano, ovvero Alien 2 sulla terra. Antropophagus è stato uno dei video nasty banditi in Inghilterra negli anni '80 e solo nel 2002 è approdato sul suolo inglese, tagliato di 8 minuti (nella fattispecie mancano un paio di morsi alla gola, la scena del "coniglio" e il finale in cui il mostro si autocannibalizza, di fatto in questa versione il film finisce brutalmente con il colpo di picozza e stop); dal 2015 si può trovare anche lì la versione uncut, benché vietata ai minori di 18 anni. Nel 1981, Joe D'Amato (col nome di Peter Newton) e George Eastman sono tornati a collaborare e hanno girato un horror dal titolo Rosso sangue; la pellicola è stata distribuita negli USA come sequel di Antropophagus (e addirittura come sesto capitolo della saga degli zombie romeriana, don't ask) ma, sebbene anche Rosso sangue sia finito nell'elenco dei video nasty e "riabilitato" solo quest'anno, tra i due film non c'è alcun legame. Esiste però un remake intitolato Anthropophagus 2000, girato nel 1999 da Andreas Schnaas come omaggio al defunto Joe D'Amato, praticamente identico nella trama ma ambientato nientemeno che a Borgo San Lorenzo, in Toscana. Se vi fosse piaciuto Antropophagus recuperate entrambi i film, io evito tranquillamente! ENJOY!



domenica 17 settembre 2017

La fratellanza (2017)

Avrei tanto voluto parlarvi di Leatherface ma tant'è, qui non è uscito e in quanto anteprima italiana sarà difficile reperirlo ancora per un po'. Ho così ripiegato su un film arrivato in sala la settimana scorsa, ovvero La fratellanza (Shot Caller), diretto e sceneggiato dal regista Ric Roman Waugh.


Trama: un broker padre di famiglia viene condannato per omicidio stradale dopo aver fatto un incidente da ubriaco. L'uomo finisce in un carcere dove non c'è distinzione tra assassini recidivi e semplici vittime della sfortuna e, per sopravvivere, è costretto ad unirsi a una delle gang che lo popolano...


Immaginate di essere un riccastro dalla bella vita, con una moglie stupenda e un figlio piccolo e carino a rallegrarvi le giornate. Immaginate di uscire una sera con gli amichetti altrettanto abbienti, bere un bicchiere di troppo e fare un incidente d'auto mentre, invece di tenere gli occhi sulla strada e le mani al volante, vi distraete per dare il cinque al collega d'ufficio, causandone la morte. In America non vanno tanto per il sottile: che abbiate impugnato una pistola e compiuto una strage oppure abbiate commesso il peggiore errore della vostra vita il risultato è lo stesso, vi tocca il carcere duro assieme alla peggiore feccia della società. Ah, ma che gentili. Oh, magari poi succede così anche in Italia ma io del sistema carcerario nostrano conosco solo la realtà della sit-com Belli dentro (che vergogna...) quindi mi sono stupita del fatto che, già la prima sera di carcere, lo sfigatissimo Jacob, futuro Money, fosse costretto a condividere un enorme stanzone con novellini incaprettati da omaccioni villosi. Insomma, non dico di metterlo in una cella privata con la TV ma almeno fare distinzione tra i vari convitti ed impedire che persone innocenti fino al giorno prima si ritrovino chiuse assieme a dei mostri potrebbe essere una buona idea. Anche perché potrebbe succedere come ne La fratellanza, ovvero che il broker impegnato nell'unico esercizio fisico settimanale di una partita di basket tra colleghi si trasformi, onde sopravvivere, in una macchina da guerra capace di arrivare, nel giro di pochi anni, ai vertici della malavita carceraria. E senza nemmeno diventare il fidanzatino di qualcuno, guarda a volte la fortuna! La fratellanza parte quindi da questo assunto abbastanza sconvolgente per rappresentare il dramma umano di un uomo costretto a farsi mostro per non soccombere alle dure regole del carcere e anche per proteggere la famiglia che lo aspetta fuori, sacrificando ogni cosa per un bene superiore pur rimanendo fondamentalmente una brava persona, ancora in grado di distinguere i "buoni" dai "cattivi", per quanto possa essere assurda una simile distinzione nel mondo della malavita. Per fortuna, l'aspetto valido de La fratellanza è proprio il rifiuto di dividere i personaggi in categorie nette (per quanto alcuni stereotipi del genere vengano utilizzati, si veda lo sbirro corrotto) e di lasciarli invece gravitare all'interno di aree grigie più o meno cupe, moglie del protagonista compresa, senza concedere loro happy ending o redenzione. Il tutto mentre, sullo sfondo, assistiamo alla più classica trama da gangsta movie, tra scambi di armi, scontri tra gang, informatori, poliziotti duri e puri e boss della mala che muovono le loro pedine anche da dietro le sbarre.


A Ric Roman Waugh (già regista di un film a tema come Felon - Il colpevole) evidentemente l'ambientazione carceraria e il mondo di questi criminali incalliti devono piacere molto perché è palese il gusto con cui indugia su corpi quasi interamente tatuati, sudore, sporcizia e tanto, tanto sangue, spillato nel modo più brutale ed efficace possibile, mentre la cinepresa coglie ogni dettaglio del volto tormentato del protagonista, tra sguardi fuggenti, espressioni dove la disperazione fatica a rimanere nascosta e movimenti nervosi, come quelli di una tigre in gabbia. Lentamente ma inesorabilmente si arrivano così a provare pietà e anche una sorta di rispetto per il "Money" di Nikolaj Coster-Waldau, costretto da impietose esigenze di scena ad esibire sì un fisico della madonna e un disagio interiore che il buon vecchio Jamie Lannister si sognerebbe, ma anche un paio di baffi da Village People che fanno decisamente a pugni con l'ambiente "virile" dipinto nel film, zeppo di cosiddetti fratelli (da qui il titolo italiano) che in teoria dovrebbero dare la vita l'uno per l'altro. Nonostante quest'ultimo, inquietante dettaglio, c'è da dire che l'attore fa un lavoro ottimo e assieme ad un Jon Bernthal sempre più bravo e perfetto per i ruoli da carogna (aspettiamo The Punisher su Netflix, ovviamente!!) spicca su un cast composto da facce da galera terrificanti, gente che a vederla in giro comincerei a scappare a velocità WARP! per evitare di venire violentata o peggio. Diciamo che Waugh non indora affatto la pillola e non cerca neppure per un secondo di rendere affascinante il mondo in cui viene a trovarsi Money, sottolineandone la pericolosità in tutti i modi possibili, sia per quel che riguarda i malviventi che per quel che concerne i poliziotti, in primis quelli costretti a fare da "controllori" per i detenuti in libertà vigilata. Anche per questo motivo La fratellanza è un film magari non innovativo ma comunque assai apprezzabile, soprattutto se vi piace questo genere di pellicole. E anche se siete fan di Game of Thrones, perché no? Baffoni a parte, Coster-Waldau è sempre un bell'omino, lo dico dai tempi de La madre!


Di Jon Bernthal, che interpreta Frank, ho già parlato QUI mentre Holt McCallany, ovvero The Beast, lo trovate QUA.

Ric Roman Waugh è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Snitch - L'infiltrato. Anche stuntman, attore e produttore, ha 49 anni e un film in uscita.


Nikolaj Coster-Waldau interpreta Jacob. Danese, conosciuto per il ruolo di Jamie Lannister nella serie Game of Thrones, ha partecipato anche a film come Il guardiano di notte, La madre e ha doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttore e sceneggiatore, ha 47 anni e un film in uscita.


Jeffrey Donovan interpreta Bottles. Americano, ha partecipato a film come Sleepers, Il libro segreto delle streghe: Blair Witch 2,  J. Edgar e a serie quali Millenium, Jarod il camaleonte, CSI: Miami, Monk e Fargo. Anche produttore e regista, ha 49 anni e un film in uscita.


Emory Cohen interpreta Howie. Americano, ha partecipato a film come Come un tuono, Brooklyn e War Machine. Ha 27 anni e due film in uscita.


Se La fratellanza vi fosse piaciuto recuperate Le ali della libertà e Animal Factory. ENJOY!


venerdì 15 settembre 2017

Marie Antoinette (2006)

Ormai un mese fa è passato in TV Marie Antoinette, diretto e sceneggiato nel 2006 dalla regista Sofia Coppola, e finalmente anche io che ho sempre adorato le opere legate alla rivoluzione francese e alla figura dell'iconica regina di Francia sono riuscita a vederlo!


Trama: Maria Antonia d'Asburgo-Lorena, figlia dell'imperatrice d'Austria Maria Teresa, viene promessa in sposa al Delfino Luigi di Francia e mandata a Versailles per il matrimonio. Lì, la giovane Marie Antoinette è costretta a sottostare alla rigida etichetta di corte, a sopportare un marito incapace di toccarla e a subire le maldicenze di nobili e cortigiani...



Guardando Lady Oscar dall'età di sette anni, è normale che sia rimasta affascinata dalle vicende della Rivoluzione Francese e dalla figura di Maria Antonietta, probabilmente la regina più amata/odiata della storia. Chi era davvero Antonietta? La demonessa dello sperpero e della lussuria che teneva in gran dispetto e odio tutto il popolino (pronunciando magari, con rossetto nero d'ordinanza, bufale quali "Il popolo non ha pane? Che mangino brioche!", come accade nella scena più tristemente ironica del film) oppure, semplicemente, una ragazzina ingenua venutasi a trovare nel posto sbagliato al momento sbagliato? La verità, probabilmente, sta nel mezzo anche se ci sono fior di biografie da leggere e sulle quali ragionare, ma sicuramente il ritratto realizzato da Sofia Coppola pende più verso la seconda ipotesi, avvalorata dalla biografia di Antonia Fraser, molto popolare negli USA. La regista, anche in veste di sceneggiatrice, ci mostra fin dall'inizio Maria Antonietta come una ragazzina di buon cuore catapultata in un mondo ostile e spersonalizzante: la ragazza, penultima di sedici figli, è stata ceduta dalla madre come "oggetto" per suggellare l'alleanza tra Francia e Impero Austriaco e viene di fatto abbandonata alla mercé di una Corte sconosciuta, totalmente disinteressata ad Antonietta come "persona". Ad appena quattordici anni, la futura regina di Francia viene da una parte allettata dalla promessa di una vita fatta di agi e lussi, dall'altra la sua natura di donna e il suo valore come essere umano vengono subordinati alla sua capacità di mettere al mondo un erede e di invogliare in primis il Delfino di Francia a giacere con lei, così da adempiere ai suoi doveri. Di fatto, l'unico modo per mantenere un vincolo tra Francia e Austria era proprio dare alla luce un bambino figlio di entrambi i regni, in caso contrario Maria Antonietta sarebbe diventata inutile e probabilmente Re Luigi XV (che già avrebbe dovuto sposare una delle figlie più anziane di Maria Teresa, rimasta sfigurata dal vaiolo) l'avrebbe rimandata dritta a casa dall'Imperatrice; vinta dallo sconforto, dalle parole fredde della madre, dal disinteresse del futuro Luigi XVI, dall'insofferenza verso una vita fatta di regole rigide e protocolli di ferro, ad Antonietta non rimane altra possibilità che fare come qualsiasi ragazza moderna, ovvero darsi allo shopping, ai peccati di gola, alle feste, a tutto ciò che potrebbe darle un'illusione di libertà e felicità, per quanto momentanea.


Sofia Coppola si concentra quindi sull'aspetto più "Bling Ring" della vita di Maria Antonietta, soprattutto nella prima parte del film, accentuandone la frivola modernità con i tanto discussi ammiccamenti alla moda contemporanea (ah, quelle Converse, quei coloratissimi macaron di Ladurée, per non parlare della colonna sonora!) e sorvolando su episodi iconici della vita della sovrana, più legati ad una questione sociale, in primis la famigerata vicenda della collana. A dire il vero, probabilmente per lo spettatore che non conosce a menadito tutte le vicende che hanno portato alla Rivoluzione Francese risulterà anche difficile capire perché ad un certo punto i popolani vorrebbero fare fuori Antonietta e i suoi famigliari, visto che i pesanti problemi di deficit e lo squilibrio tra nobili e il cosiddetto "terzo stato" vengono appena accennati nel film, ma è anche questa scelta a rendere affascinante la pellicola della Coppola. La regia elegante e il montaggio vorticoso, la sovrabbondanza di dettagli per quel che riguarda scenografie e costumi, che inghiottono letteralmente la protagonista, e la fotografia dai colori accesi trasformano la vera Versailles prima e il vero Petit Trianon poi (se siete stati in entrambi i posti non potrà fare a meno di esplodervi il cuore, io vi avviso) in un limbo atemporale capace di sedare i sensi e placare momentaneamente il dolore, un eden dove le brutture della società non arrivano ma dove bisogna anche faticare per rimanere umani e conservare, paradossalmente, qualcosa che sia possibile definire proprio. La seconda parte, quella che coincide con la maternità e maturità di Antonietta, è ben più malinconica e riflessiva della prima e anche lo stile di regia asseconda questo cambiamento di atmosfera, accompagnando lentamente la Sovrana verso il triste destino prefigurato nel finale con eleganti immagini di morte, tra gramaglie e quadri dove i bimbi ritratti scompaiono come se non fossero mai esistiti, mentre la realtà irrompe con forza e violenza in una vita scandita da riti fasulli e assurdamente coreografati... ma non per questo meno vera.


Capita così che, nonostante liberté, egalité et fraternité siano dei concetti santi e condivisibili, sul finale si arrivi persino a versare qualche lacrima per la bellissima Antonietta della Dunst e per quel babbalone di Jason Schwartzman nei panni di Luigi XVI, alla faccia di tutto il "nulla" di cui abbonda lo stilosissimo Marie Antoinette e di tutta la colorata ricchezza che viene sbattuta in faccia con disprezzo sia allo spettatore che al popolo di Parigi. Gli sguardi malinconici di Kirsten Dunst, il sorriso forzato di chi si impegna con tutta sé stessa per piacere inutilmente, lo sguardo gioioso di chi finalmente ha trovato l'amore vero, che sia di uno svedese tutt'altro che freddo oppure dei propri bambini, persino la forza con la quale la protagonista sceglie di essere, finalmente, Regina di Francia fino all'ultimo sono tocchi di profondità che rendono il personaggio umano ed impossibile da odiare, fin dalla prima scena del film. Anzi, oso dire che Marie Antoinette è un film talmente bello, in ogni suo aspetto, che persino Asia Argento (per quanto cagna maledetta sempre e comunque, in saecula saeculorum, amen) mi è sembrata perfetta nei panni della favorita del re, con la sua naturale volgarità e l'incapacità di proferire verbo in una lingua comprensibile, anche se la povera Du Barry non era certo così vajassa ed ignorante come spesso la si dipinge. A dire il vero, alla Coppola rimprovero solo di avere messo un mollo privo di carisma come Jamie Dornan ad interpretare l'affascinante Conte di Fersen, ché se Lady Oscar avesse visto questo antenato di Mr. Grey probabilmente avrebbe scelto di rimanere uomo per il resto dei suoi giorni. E ora, siccome sto scrivendo troppe cretinate, concludo qui il post, ribadendo la bellezza di Marie Antoinette e consigliandovi di non aspettare troppo per recuperarlo come ho fatto io; nell'attesa che esca L'inganno la settimana prossima potrebbe essere un ottimo antipasto... buono quasi quanto i famosi e proibitivi macaron di Ladurée!


Della regista e sceneggiatrice Sofia Coppola ho già parlato QUI. Kirsten Dunst (Maria Antonietta), Jason Schwartzman (Luigi XVI), Judy Davis (Contessa de Noailles), Rose Byrne (Duchessa de Polignac), Asia Argento (Contessa du Barry), Molly Shannon (Zia Vittoria), Shirley Henderson (Zia Sofia), Danny Huston (Imperatore Giuseppe II), Sebastian Armesto (Conte Louis de Provence), Tom Hardy (Raumont) e Steve Coogan (Ambasciatore Mercy) li trovate ai rispettivi link.

Rip Torn (vero nome Elmore Rual Torn Jr.) interpreta Luigi XV. Americano, ha partecipato a film come Il re dei re, L'uomo che cadde sulla Terra, Coma profondo, L'aereo più pazzo del mondo... sempre più pazzo, RoboCop 3, Giù le mani dal mio periscopio, Ancora più scemo, Men in Black, Men in Black II, Palle al balzo - Dodgeball, Men in Black 3 e a serie quali Alfred Hitchcock Presenta, Colombo, Will & Grace e 30 Rock mentre come doppiatore ha lavorato nel film Hercules. Anche regista e produttore, ha 86 anni.


Jamie Dornan interpreta il Conte Hans Axel Von Fersen. Irlandese, meglio conosciuto come Mr. Grey di Cinquanta sfumature di grigio e Cinquanta sfumature di nero, ha partecipato a serie quali C'era una volta. Ha 35 anni e cinque film in uscita.


Il film ha vinto giustamente un Oscar per i Migliori Costumi, andato nelle sante mani di Milena Canonero. La parte di Luigi XV era stata offerta ad Alain Delon il quale però ha rifiutato, sentendosi inadatto al ruolo; per problemi di impegni pregressi, invece, sia Angelina Jolie che Catherine Zeta-Jones hanno dovuto rinunciare ad interpretare la Contessa du Barry, lasciando così tristemente il posto ad Asia Argento mentre a Judy Davis, che è finita a interpretare la Contessa de Noailles, era stato offerto il ruolo di Maria Teresa D'Austria. Se Marie Antoinette vi fosse piaciuto dovete OVVIAMENTE recuperare lo splendido anime Lady Oscar (o il manga di Ryoko Ikeda e magari anche Innocent di Shin'Ichi Sakamoto) e aggiungere L'intrigo della collana, giusto per completare un pezzetto di storia che nel film della Coppola manca. ENJOY!

giovedì 14 settembre 2017

(Gio)WE, Bolla! del 14/9/2017

Buon giovedì e buon primo giorno di scuola a tutti! Oggi pensiamo ai bambini, quindi Leatherface a Savona non lo vedremo nemmeno col lanternino, maremma impestata. In compenso qualcos'altro esce... ENJOY!

Cars 3
Reazione a caldo: Meh.
Bolla, rifletti!: Uh, questa serie non l'ho mai sopportata, nemmeno il primo film. Andate, andate pure a celebrare il ritorno di Saetta McQueen, io passo anche stavolta.

Barry Seal - Una storia americana
Reazione a caldo: Mah.
Bolla, rifletti!: Tom Cruise che giustamente fa Tom Cruise. Andrei a vedere questo film giusto per l'adorato Domhnall Gleeson ma al cinema non vale la pena. Recupererò in seguito al massimo.

Al cinema d'élite invece che ai bambini si pensa agli anziani..

Appuntamento al parco
Reazione a caldo: Muh.
Bolla, rifletti!: Brendan Gleeson me lo guardo in Mr. Mercedes, preferisco. Le commedie d'amore tra anziani me le risparmio per quando avrò una settantina d'anni, vah.

mercoledì 13 settembre 2017

Baby Driver - Il genio della fuga (2017)

L'ultimo film scritto e diretto da Edgar Wright è uscito persino a Savona! Potevo quindi perdermi Baby Driver - Il genio della fuga (Baby Driver)? Assolutamente no!


Trama: a seguito di un incidente stradale accorsogli da bambino, Baby è affetto da acufene, cosa che lo costringe ad andare in giro con la musica perennemente sparata nelle orecchie. Questa sua particolarità lo rende anche un autista provetto, nonché il migliore alleato di un ladro professionista, Doc, che lo utilizza sempre per i suoi colpi.


Baby Driver è un film che Edgar Wright si rigirava nella mente fin dagli anni '90 e che è riuscito brevemente a fare capolino in un video diretto proprio dal regista, Blue Song dei Mint Royale, uscito nel 2004 e avente tra gli attori protagonisti anche ciccio Nick Frost (il video si può vedere brevemente in una sequenza di Baby Driver); il progetto era talmente caro a Wright da spingerlo a fare persino il gesto dell'ombrello alla Marvel e al loro Ant-Man, con buona pace di noi spettatori amanti dello stile del regista britannico e di film realizzati col cuore più che col portafoglio. E' un bene che esistano ancora Autori con la A maiuscola anche in ambito "commerciale" perché Baby Driver, nonostante la natura di film un po' supercazzola tutto stunt automobilistici (favolosi) e malviventi spacconi (o forse proprio in virtù di questo), è un'opera che titilla tutti i sensi dello spettatore, almeno quelli utilizzati per la recezione di una pellicola, e dalla quale traspaiono interamente la bravura, la perizia e l'impegno di chi l'ha realizzata. La trama di Baby Driver, a dirla tutta, non brilla di originalità: la storia di un animo fondamentalmente candido costretto suo malgrado a compiere brutte azioni, vuoi per necessità economiche vuoi perché ricattato da chi è davvero malvagio (forse), che arriva a compiere determinate scelte per amore, è stata raccontata mille e una volta, eppure come al solito il tocco leggero di Edgar Wright riesce a non rendere banale né il racconto in generale né la caratterizzazione dei vari personaggi. Baby, con tutti i suoi tic quasi autistici e quell'atteggiamento tra il buffo e l'esasperante col quale letteralmente fugge dalla realtà che lo circonda, è un protagonista assai carino, col quale lo spettatore può facilmente empatizzare, ma ogni personaggio viene reso vivo ed indimenticabile anche quando gli vengono concessi poco più di alcuni minuti sullo schermo, si vedano il duro interpretato da Jon Bernthal ("Se non mi rivedrete vorrà dire che sarò morto"), il nipotino di Kevin Spacey, la commessa dell'ufficio postale e persino la vecchina derubata della macchina. E poi c'è quel protagonista unico ed indispensabile che è la musica, punto fermo di una pellicola che rischiava di essere il tipico "videoclip" stilosetto ma freddo e invece proprio grazie ad essa trova una sua personalità tutta particolare, un calore difficile da trovare al giorno d'oggi.


Baby è la musica, e la musica è Baby. Il ragazzo vive di Ipod, campiona i dialoghi di chi lo circonda per creare una nuova melodia, cammina a ritmo di ciò che in quel momento passa nelle sue cuffie, parla riportando brani di canzoni o film a seconda dell'occasione ed è talmente innamorato di questa forma d'arte da riuscire a trasmettere la sua passione persino al nonno adottivo, sordomuto. La realtà della vita criminale non lo tange, almeno fino a un certo punto, perché tutto ciò che gli capita viene filtrato dalle cuffiette dell'Ipod e finché il fanciullo è libero di fare quel che più gli piace e c'è da guidare e rubare senza fare male a nessuno, tutto bene; lo stesso vale per la storia d'amore con Debora e per il suo destino finale, al punto che sembra quasi che la realtà stessa si plasmi a seconda di ciò che ascolta Baby, tra graffiti che riportano interi testi di canzoni e arcobaleni che spuntano all'improvviso come in un brano di Dolly Parton, a ricordarci che la felicità arriva solo dopo l'inevitabile pioggia e il temporale chissà quanti anni potrà durare. E la musica scandisce non solo il ritmo della vita di Baby ma anche quello della struttura stessa del film, con Edgar Wright che si permette di ri-citare se stesso e una delle scene più famose di Shaun of the Dead seguendo Ansel Elgort con un elegante piano sequenza mentre il protagonista va a prendere il caffé, per poi cominciare a giocare col montaggio e i suoni degli spari o delle portiere sbattute, che seguono letteralmente il ritmo della colonna sonora. E quando quest'ultima non c'è, ecco che lo spettatore si ritrova a dover sentire quel fastidioso ronzio che porta Baby a cercare riparo nella musica, cosa che crea ancora più empatia col personaggio. A completare il tutto c'è infine un cast d'eccezione, con due premi Oscar come Kevin Spacey e Jamie Foxx pronti a gigioneggiare senza ritegno, una Eiza Gonzáles particolarmente gnocca e un Jon Hamm che definirlo figo è poco visto lo sviluppo a cui va incontro il suo personaggio, ribaltando decisamente le aspettative del pubblico benché molte cose vengano prefigurate da tutti i piccoli dettagli che meriterebbero a Baby Driver una seconda visione e persino una terza. Ovviamente in lingua originale, ché l'adattamento italiano fa perdere non solo alcuni giochi di parole e le citazioni delle canzoni, ma a un certo punto mi ha portata anche a non capire una mazza di ciò che dice Doc e giuro che è la prima volta che mi accade al cinema!


Del regista e sceneggiatore Edgar Wright ho già parlato QUI. Jon Bernthal (Griff), Jon Hamm (Buddy), Lily James (Debora), Kevin Spacey (Doc) e Jamie Foxx (Pazzo) li trovate invece ai rispettivi link.

Ansel Elgort interpreta Baby. Americano, ha partecipato a film come Lo sguardo di Satana - Carrie, Divergent, Insurgent e The Divergent Series - Allegiant. Ha 23 anni e tre film in uscita.


Walter Hill non si vede ma è la voce originale dell'interprete in tribunale. Famosissimo regista, ha diretto film come Driver l'imprendibile (una delle fonti di ispirazione del film, ovviamente), I guerrieri della notte, 48 ore, Danko, Johnny il bello, Ancora 48 ore, Ancora vivo ed episodi di serie come I racconti della cripta. Anche produttore e sceneggiatore, ha 75 anni.


Eiza Gonzáles, che interpreta Darling, era la Santanico Pandemonium della serie Dal tramonto all'alba e dovrebbe tornare sul grande schermo con l'uscita di Alita: Battle Angel di Robert Rodriguez, a luglio dell'anno prossimo mentre la cantante Sky Ferreira, già vista in Twin Peaks, è la mamma di Baby e il bassista dei Red Hot Chili Peppers, Flea, intepreta Eddie; l'attore CJ Jones, che interpreta Joseph, è invece davvero sordo ed è molto attivo nel promuovere e realizzare spettacoli proprio per i portatori di questo handicap. Emma Stone era stata scelta per il ruolo di Debora ma ha rinunciato per partecipare a La La Land (ecco forse perché il look delle due è molto simile in una scena) mentre Michael Douglas era stato preso in considerazione per il ruolo di Doc ed è stato proprio Edgar Wright ad assegnargli quello di Hank Pym prima di abbandonare il set di Ant-Man. Detto questo, se Baby Driver vi fosse piaciuto recuperate Grindhouse - A prova  di morte, Driver, l'imprendibile, Mad Max: Fury Road, The Blues Brothers, Hudson Hawk - Il mago del furto e Una vita al massimo. ENJOY!

martedì 12 settembre 2017

Bolla's & Ale's Top 5: Twin Peaks 2017

Come promesso, questa settimana doppio appuntamento con Twin Peaks! Al termine della terza e ultima stagione, nonché al termine di tre mesi di appuntamenti settimanali "pagellosi", vediamo un po' quali personaggi hanno colpito il mio cuore e quello di Alessandra di Director's Cult... e soprattutto qual è il miglior Dougie di sempre! HELLOOO-OOOO!

BOLLA'S TOP 5: CHARACTERS
5. Bobby Briggs
Non so perché ma un personaggio che ho odiato a lungo nelle prime due stagioni è tornato per infilarsi di prepotenza nel mio cuore. Malinconico, dolce e commovente (nonché più bello oggi che all'epoca) il figlio unico del Maggiore Briggs è riuscito a farsi voler bene anche in virtù della sua vita familiare un po' sfigata.


4. Janey-E Jones
Solo per i cazziatoni devastanti propinati a chicchessia, nonché per la stolida volontà di IGNORARE il fatto di avere un marito vegetale, la bellissima Janey-E merita un posto in classifica.



3. Sarah Palmer
Pensavate che Bob facesse paura? Non avete visto Sarah Palmer. Pazza, pericolosa, misteriosa, imprevedibile. Che ansia!


2. Diane
Dopo anni, Lynch ha dato a lei un volto e agli spettatori una carta impazzita capace di richiamare i colpi di scena più impensati.



1. Dougie Jones
La rivelazione comica dell'anno. L'uomo/bambino di Kyle MacLachlan, fonte di risate a profusione, è talmente entrato nel mio cuore che ogni volta in cui veniva mostrato in pericolo mi spaventavo davvero. Non è mica da tutti!



ALESSANDRA'S TOP 5: CHARACTERS

5. Janey-E
Perché il six-pack di Dougie ha risvegliato la donna che c'è in lei!


4. Mitchum Brothers
Perché anche se ti vogliono fare fuori in realtà sono dei minchioni dal cuore d'oro.


3. Albert
Perché incassa i fuck you, Albert con stile.


2. Gordon
Perché è un mandrillone con un debole per Monicona nostra e le francesi.


1. Diane
Perché i suoi fuck you valgono più di mille parole!


E arriviamo al BEST of Dougie Weekly Best, ovvero i momenti migliori in cui Dougie Jones ha dato davvero il bianco! Stavolta si comincia con la Top 5 di Alessandra!

ALESSANDRA'S BEST DOUGIE EVER!

5. Quando beve il caffé per la prima volta e si scotta, dando vita al nostro meme!

Il nostro meme!! <3
4. Quando corca di botte il nano malefico! (vedi gif in zona Bolla)

3. Il trenino con i Mitchum, ex aequo con il momento HELLOO-OOO (vedi gif più sotto)


2. Salvato dalla cherry pie nel deserto.

1. Quando tromba con Janey-E che pare Fosca di Viaggi di nozze.



BOLLA'S BEST DOUGIE EVER!

5. Farsi attirare dal caffé.


4. Utilizzare una torta di ciliege per farsi amici due criminali pericolosissimi.


3. Abbattere un nano assassino con tecniche impensabili


2. Venire violentato dalla moglie (vedi gif sopra).

1. Creare il tormentone del 2017, altro che Despacito: Hellooo-ooo!!!



E con questo è davvero tutto, ragazzi. Spero vi siate divertiti come ci siamo divertite noi. Quel che è certo, tolta l'irriverenza e i pazzi momenti goliardici, è che una serie innovativa, assurda e splendida come Twin Peaks non tornerà MAI PIU'. Quindi, ancora più, GRAZIE DAVID e grazie a voi che avete seguito me e Alessandra in questa impresa!








domenica 10 settembre 2017

Il Bollodromo #41 - Le pagelle di Twin Peaks - Season Finale

La fine di tutto è giunta, signori. Dopo 25 anni di attesa Twin Peaks ha raggiunto (forse) la sua conclusione, fornendo agli spettatori le risposte alle domande che li attanagliavano da sempROTFL. Non so la mia collega Alessandra di Director's Cult ma io non esprimerò giudizio alcuno sul tanto agognato finale, mi limiterò a superare la faccenda con calma, dignità e classe a dir poco MelBrooksiane. Vi ricordo che in settimana (o domenica prossima, ci stiamo lavorando, pazientate che qui facciamo tutto in diretta!) ci sarà uno speciale Dougie Best e magari anche una Top 5 dei personaggi migliori ma ora non indugiamo e per l'ultima volta gridiamo... HELLOOOO-OOOO!!!

Il primo premio va a LUI, al creatore dell'intera baracca, Mr. David Lynch (che potrà, se vorrà, condividerlo con Mark Frost), ed è il Premio Supercazzola Duemilasempre. Ce lo vedo a ridere come un matto dei fan, di chi aspettava da venticinque anni, di chi si è spaccato la testa con teorie, gombloddiH, analisi, verità assolute. Maestro, ci inchiniamo a Voi, però anche un po' bafangule, eh. Alessandra divide invece l'award al crinuto regista in due: il primo dei suoi premi, il Premio Spiegone alla Nolan va a Gordon Cole, mentre il secondo, il Premio Pensate di Essere Contenti Voi ma in Realtà Faccio Contento Me, va a David Lynch in persona!


All'immarcescibile agente Dale Cooper conferisco il Premio Definitivo Fosca, Sei Tu? Non è mai stato particolarmente espressivo quest'uomo ma nell'episodio 18 ha dato il meglio di sé (soprattutto nel momento di copulatio), forse perché anche lui non riusciva a capire quanTo stava andando su questa Tèra (cit.). Alessandra gli assegna ben due premi (d'altronde c'erano due puntate!), ovvero il Premio Spero di Arrivare In Tempo Prima che il Caffé si Freddi e quello Obsession.


Rimanendo in tema Kyle MacLachlan, non possiamo ignorare la presenza di Bad Cooper. Stavolta il Premio Romero Fa Orecchie Da Mercante è suo, unito al Premio Zombie Stronzie di Alessandra. Con tanti saluti da entrambe, ovviamente.


La dipartita di Bad Cooper ci porta dritti al ritorno di BOB, insignito di diritto del Premio Punchball dopo una delle scene più trash dell'anno. Alessandra, come me cresciuta negli anni '80, si spinge oltre con un geniale Premio con Crystal Ball ci Puoi Giocare e la Sua Faccia Fracassare! Detto ciò, Freddie rimane sempre un Iron Fist migliore e, soprattutto, più utile di quello Marvel/Netflix.


Nel sedicesimo episodio avevamo lasciato la bella e bionda Diane alla mercé dell'uomo con un braccio solo ma nel season finale è tornata parecchio infoiata e con una pregevole parrucchetta rossa, quindi le assegno il Premio Birra: bionda o rossa è sempre buona! Molto più poetica, Alessandra le assegna il Premio da Crisalide a Farfalla. Che meraviglia!


Altra quota rosa, l'iconica Laura Palmer, alla quale oggi va il Premio Banshee, in quanto gli strilli che tira dal 1990 sono una roba da brividi. Alessandra, cinefila oltre che poetica, le assegna il Premio la Donna che Visse Due Volte. Visse male, aggiungo.


Davanti a tutto il bailamme messo in piedi da Lynch, comunque, solo una cosa si può sapere con certezza: di non sapere. Ecco quindi l'arrivo di tre award assai simili ma dotati di diverse sfumature. A Lucy, Andy, Hawk, Bobby, lo Sceriffo, i Mitchums ma soprattutto a noi poveri spettatori (anche a voi che leggete, non fate i furbi...) va inevitabilmente il Premio Non Ci Stiamo a Capì un Cazzo, degnamente accompagnato dal premio WTF? di Alessandra.


Seguendo il filone, alle bionde Mandie, Sandie e Candie assegnamo rispettivamente il Premio Non Ci Stiamo a Capì un Cazzo MA Perlomeno Portiamo da Mangiare e quello Non Serviamo a Niente ma Almeno Facciamo i Sandwich Buoni. Si dice che a stomaco pieno si ragiona meglio, qui sarebbe servito come minimo un cinghiale di Obelix!


L'ultimo del trittico è il povero James Hurley, che ottiene l'ambito Premio Non Ci Sto a Capì un Cazzo ma Tanto Sono Equiparabile alla Carta da Parati, peggiorato ulteriormente dal Premio Non Servo a Niente e Neanche Faccio i Sandwich Buoni assegnatogli da Alessandra. E non sapremo mai come hai fatto a diventare così scemo, povero te.


La voce melodiosa di Julee Cruise ha chiuso il penultimo episodio commuovendomi fino alle lacrime benché mi inquieti sempre un po'. Sono quindi onorata di assegnarle il Premio Atmosfear, al quale Alessandra aggiunge un doveroso Premio Amarcord.



Il diciassettesimo episodio ci ha scaldato il cuore con un ritorno alle origini e le immagini della tranquilla mattinata di Josie, Pete e Catherine, tre personaggi amatissimi da tutti i fan della serie. Visto com'è andata, direi che un Premio What If...? ci sta tutto ma ancor meglio è il Premio Sliding Doors di Alessandra!


Alessandra aggiunge anche un paio di premi per altri vecchi, amatissimi personaggi. A Sarah Palmer va un ottimo Premio Complesso di Elettra...


 ...Al suo degno consorte, Leland Palmer, brutalmente riciclato dai primi episodi, Alessandra assegna invece il Premio I Figli So' Piezz'è Core.


 Pensavate che avremmo rinunciato alla rubrica più amata del web (???)? Assolutamente no!


Il Dougie Weekly Best è uno e solo uno, al punto che entrambe siamo concordi: il ritorno a casa! Bentornato Dougie, vogliamo credere che la tua vita prosegua felice nel mondo da sogno che Lynch e Dale Cooper hanno creato solo per te!






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