lunedì 24 luglio 2017

Il Bollodromo #34 - Le pagelle di Twin Peaks - Episodio 3x10

Buon lunedì a tutti! Come?! Le pagelle di Twin Peaks al lunedì?! GombloDDoH!11!!1111! Eh sì. Come avete visto ieri ho partecipato alle celebrazioni in onore di Paolo Villaggio e l'appuntamento con la nuova creatura di David Lynch è quindi slittato a oggi. Arrivate alla decima puntata, io e Alessandra di Director's Cult siamo ben lontane dall'abbandonare l'impresa (come stanno facendo tanti, "delusi" e "offesi" dal modo in cui il regista sta trattando il "loro Twin Peaks" - risate registrate please!-) e, anzi, questa settimana ci sono parecchie chicche gustose, tra cui il Dougie Weekly Best migliore di sempre... HELLOOOO-OOOOH!
P.S. Non abbiamo ancora visto l'undicesimo episodio quindi tenetene conto se ravvisate imprecisioni nei nostri commenti.

Cominciamo con la correzione di alcuni voti? E cominciamola. Il remarkable body di Kyle McLachlan mi ha fatto dimenticare quanto sia stuccato in volto per concentrarmi più sull'addominale scolpito. Lo sguardo di Janey-E (e non solo) dice più di mille parole e per Kyle questa settimana c'è un bel Premio Sixpack. Alessandra, che ci ha visto giusto fin dalla prima puntata, gli assegna il Premio Testa o petto? Peccato è tutto petto! (E che petto!).
Voto: arriviamo al 7/8. With compliments.


Qualcosina in più questa settimana si è visto anche per quel che riguarda Johnny e Sylvia Horne, sebbene le elucubrazioni nate dalla comparsa del maledetto Richard Horne (di cui parleremo più avanti) rechino seco implicazioni spaventose. Ma bando alle riflessioni serie e cominciamo col povero Johnny Horne, sopravvissuto alla botta della settimana scorsa ed insignito del Premio Teddy Ruxpin. Al solito, sono anziana, se non sapete di cosa sto parlando agevolo utile filmato altrimenti fate fede ad Alessandra, che gli assegna un Premio Orsetto del cuore Rimbamborso.
Voto: 6


Che inquietante!
Sylvia Horne invece conferma di essersi meritata i premi della settimana scorsa e, in virtù della sua ribadita inutilità, rincariamo la dose con un Premio Vecchia Ciabatta Lamentosa e Pure Derubata. Che donna di mer*a!
Voto: 0


Anche Nadine è tornata sullo schermo questa settimana ma siccome si è nuovamente vista pochissimo non riesco ancora a cambiarle il voto sospeso, quindi passerei ai personaggi nuovi, pochi ma buoni. L'odioso Richard Horne supera in cattiveria il Randal Flagg de La torre nera (giusto per ricollegarsi al Premio Speciale Versione Perversa del Giovane Matthew McCoso assegnatogli da Alessandra in occasione del quinto episodio) e mi strappa dal cuore un Premio Speciale Non Mi Frega di Chi Sei Figlio Devi Morire Male al quale si aggiunge il Premio Brutto Figlio di Sultana di Alessandra.


Dopo il Premio Speciale Mostro FigliodiMMostri della quinta puntata, il deprecabile Caleb Landry Jones si becca (in fronte) un Premio Speciale Guarda che a Leo Johnson Non E' Andata Benissimo, Occhio. Il mio augurio al personaggio è quello di morire male come Richard o peggio anche se secondo Alessandra costui Non Farà in Tempo a Fare la Brutta Fine di Leo, che è anche il nome dell'award conferitogli.


Dopo tanto odio non ce la vogliamo fare una risata? Il Premio Bimbo e il Premio Speciale Furba come una Faina 2 vanno alla bionda e svanita Candie di Amy Shiels, protagonista di esilaranti siparietti con i fratelli Mitchum di James Belushi e Robert Knepper, meritevoli di un Premio Mafiosi da Operetta e persino di un ragguardevole Premio I Tony Sopranos dei Poveri, conferito honoris causa da Alessandra.



Voi direte, perché Furba Come una Faina 2 a Candie? Chi è la prima Faina Twinpeaksiana? Ma la stupenda Miriam, che con i suoi modi da quaquaraqua conquista il primo e temo ultimo premio della sua carriera, beccandosi il Premio Furba come una Faina 1 di Alessandra.

Vogliamo ricordarla così
Concludiamo in bellezza con il Dougie Weekly Best, particolarmente arduo da scegliere questa settimana, non per mancanza di scene epiche ma per una sovrabbondanza devastante delle stesse!


Indecise tra Janey-E (insignita del Premio Lupo Ululà Moglie Arrapata Ululì da parte di Alessandra) che tenta di sedurre Dougie mentre quest'ultimo si scofana lentamente la torta al cioccolato e la violenza della moglie ai danni di un marito improvvisamente diventato fighissimo... ovviamente abbiamo scelto quest'ultima sequenza, in cui una Naomi Watts all'apice del piacere urla "Dougieeeeeeeeeee!!!" scioccando persino il figlio mentre Dougie, sotto, braccia aperte ad ali di gabbiano, subisce come Fosca in Viaggi di nozze per poi addormentarsi con lo stesso sorriso lubrico di Peter Boyle in Frankenstein Junior pensando, probabilmente, "La Madonna, ho visto la Madonna" (cit. Alessandra). Chapeau, davvero!




domenica 23 luglio 2017

Villaggio Globale: Fracchia contro Dracula (1985)


Le pagelle di Twin Peaks torneranno domani, oggi era il mio turno di rendere omaggio al recentemente scomparso Paolo Villaggio quindi ho dovuto lasciargli il meritato spazio. Trovandomi tra Mari e il Grande Arbitro, che hanno entrambi deciso di dedicare il post a un episodio della saga Fantozzi, io ho pensato di buttarmi sull'incursione "horror" di un altra, famosissima creatura di Villaggio, ovvero il goffo Giandomenico Fracchia. Ecco a voi dunque Fracchia contro Dracula, diretto e co-sceneggiato nel 1985 dal regista Neri Parenti. ENJOY!


Trama: spinto dalla minaccia del licenziamento, l'agente immobiliare Fracchia cerca di convincere il ragionier Filini a comprare nientemeno che il castello del Conte Dracula, in Transilvania...



Non avendo mai avuto occasione di vedere gli sketch televisivi di Villaggio ed essendo cresciuta, fin da bambina, con i film di Fantozzi, ho spesso avuto un po' di difficoltà a distinguere il Ragionier Ugo Fantozzi e Giandomenico Fracchia, che a me sono sempre sembrati lo stesso personaggio. In realtà, pare che nel tempo ci sia stata una fusione assimilabile a quelle di Dragonball, al punto che le due maschere di Villaggio (così come altri personaggi interpretati più avanti nella carriera, come il protagonista de Le Comiche o quello di Ho vinto la lotteria di Capodanno) hanno acquisito ognuna i tratti distintivi dell'altra. Nei primi sketch dedicati a Fracchia, Villaggio giocava molto sulla timidezza patologica del Giandomenico, inetto totale dipendente dallo psichiatra, "forte" solo nella solitudine e impossibilitato a relazionarsi con chiunque fosse appena superiore a lui; questo tratto distintivo si riscontra anche in Fracchia contro Dracula, dove spesso il personaggio rinuncia a spiegare la propria situazione agli interlocutori non tanto per problemi linguistici ma proprio per terrore di confrontarsi con essi e si ritrova così a subire le conseguenze del proprio silenzio o della propria incapacità a comunicare (essere vergini a 40 anni, per esempio, per la gioia di Dracula e soprattutto della sorella Oniria). Diciamo che Fracchia, a differenza di Fantozzi, non chiama per forza la sfiga e non dovrebbe quindi essere costretto a "subire" causa inferiorità congenita, tuttavia nel tempo il ragionier Ugo (che ha avuto più successo cinematograficamente parlando) ha aggiunto al suo essere vittima di un destino infausto anche l'insicurezza, l'incapacità relazionale di Fracchia e tutta una serie di modi di dire quali "Com'è umano lei!", "Abbia pietà!" "Mi si sono intrecciati i diti", da cui la confusione tra i due. Se poi pensate che in Fracchia contro Dracula c'è anche Filini capirete perché ne abbia approfittato per fare un po' di chiarezza, non solo per allungare la broda di un post che rischiava di essere brevissimo a causa del mezzo diludendo seguito alla visione del film.


Sono sincera: Fracchia contro Dracula l'avevo visto solo una volta da bambina e mi aveva fatto molta paura. Il Dracula di Edmund Purdom è un perfetto emulo di Bela Lugosi ed è spaventevole ma mai quanto gli occhi bianchi del maggiordomo cieco, due caratteristiche del film che mi avevano spedita a letto con la luce accesa e il terrore di trovarmi dietro qualche angolo buio della casa il Conte o il maggiordomo. Del resto però non rammentavo granché e finalmente ho capito come mai: la verità è che Fracchia contro Dracula è poco divertente (il Bolluomo conferma) e ha già il sapore del prodotto costruito a tavolino per attirare il pubblico al cinema riproponendo sempre le stesse cose (d'altronde c'erano già stati quattro Fantozzi e un Fracchia la belva umana...). L'idea di far confrontare Fantoz...ehm... Fracchia con i mostri classici della Universal quali Dracula e Frankenstein è simpatica ma quanto a inettitudine reale vincono a man bassa i goffi cacciatori di vampiri di Polanski mentre qui viene riproposto lo stesso rapporto megadirettoregenerale/Fantozzi in chiave horror, inanellando una serie di micro-episodi tenuti appena assieme da una trama generale, soprattutto dal momento in cui Fracchia e Filini entrano finalmente nel castello di Dracula. Lo schema di queste micro-gag, più o meno, è sempre identico: Filini non vede una cippa, Fracchia non riesce a spiegarsi, nasce l'equivoco, segue risoluzione più o meno sfigata per la strana coppia. Il finale a sorpresa è l'unica finezza del film e parrebbe un omaggio alla serie Giandomenico Fracchia - Sogni proibiti di uno di noi, nella quale il personaggio sognava grandi rivalse contro i superiori per poi ritrovarsi nella stessa, triste condizione iniziale. Rimanendo in tema, non aiutano a risvegliare lo spettatore (sì, ho fatto un po' di nanna) né la "regia" di Neri Parenti, né le scenografie bruttarelle (gli interni, ché l'esterno del Castello di Fenis è ovviamente splendido) e neppure gli attori di contorno: Ania Pieroni e Isabella Ferrari sono bellissime ma poco carismatiche, soprattutto la seconda, e l'unica gioia la da l'ennesimo richiamo a Fantozzi, con Plinio Fernando nei panni del lupetto mannaro. Forse è meglio vedere cos'hanno scritto gli altri per omaggiare meglio Paolo Villaggio oppure aspettare che Giucas Casella mi ipnotizzi...


Di Paolo Villaggio (Giandomenico Fracchia), Gigi Reder (Rag. Filini), Paul Muller (il capo di Fracchia) e Isabella Ferrari (Luna) ho già parlato ai rispettivi link.

Neri Parenti è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Nato a Firenze, ha diretto film come Fantozzi contro tutti, Fracchia la belva umana, Sogni mostruosamente proibiti, Pappa e ciccia, Fantozzi subisce ancora, I pompieri, Super Fantozzi, Scuola di ladri - Parte seconda, Fantozzi va in pensione, Fratelli d'Italia, Ho vinto la lotteria di Capodanno, Le comiche, Fantozzi alla riscossa, Le comiche 2, Infelici e contenti, Fantozzi in paradiso, Le nuove comiche, Vacanze di Natale '95, Fantozzi - Il ritorno e una serie di monnezze Natalizie che non vi sto nemmeno a dire. Anche attore, ha 67 anni e un film in uscita, l'ennesimo cinepanettone di mer*a che si intitolerà, ma guarda un po', Natale da chef.


Ania Pieroni, alias la contessina Oniria, è stata la Mater Lacrimarum di Inferno (ma ha rifiutato di tornare come tale in La terza madre) e soprattutto l'amante storica di Bettino Craxi. Detto questo, andate subito a leggere i post di chi ha scritto prima di me e continuate a seguirci, il Villaggio Globale vi terrà compagnia fino alla fine del mese!


Prima di me hanno scritto:

Combinazione Casuale
La bara volante
Non c'è paragone
Mari's Red Room

venerdì 21 luglio 2017

Ricomincio da capo (1993)

Siccome ieri è uscito anche a Savona Prima di domani e siccome Mirco non aveva mai visto uno dei tanti cult della mia vita (è giovane, cosa ci volete fare?) ho deciso di ripescare dalla cesta dei DVD Ricomincio da capo (Groundhog Day), diretto e co-sceneggiato nel 1993 dal regista Harold Ramis.


Trama: Phil, meteorologo incaricato di realizzare un servizio sul Giorno della Marmotta, si ritrova a dover rivivere sempre la stessa giornata, con risultati tragicomici...



La domanda che mi ha posto Mirco alla fine di Ricomincio da capo è stata: "Ma alla fine non spiegano perché lui continuava sempre a rivivere lo stesso giorno?". Eh no, ahimé. Il cult di Harold Ramis condanna il protagonista a vivere, secondo le dichiarazioni dello stesso regista, dieci anni bloccato nello stesso, maledetto giorno ripetuto in loop eppure non esiste una spiegazione razionale del perché ciò accada. A mio avviso, in questo "non sapere" risiede buona parte del fascino di Ricomincio da capo, anche se io ho sempre pensato che Phil fosse caduto vittima della maledizione dell'inverno della Marmotta, giustamente indispettita dall'atteggiamento cinico del meteorologo. Dire infatti che Phil sia una persona simpatica o persino buona sarebbe una bugia: vanitoso, scostante, critico, egoista, disilluso e perennemente scazzato, Phil è uno di quegli uomini da prendere a calci nei marroni costantemente, una persona per la quale nulla ha importanza tranne il proprio benessere e la soddisfazione personale, anche a scapito degli altri. Non a caso, Phil ci mette almeno DIECI anni per diventare una persona migliore e cominciare a provare sentimenti sinceri non solo per le persone che vorrebbe portarsi a letto ma anche verso perfetti sconosciuti bisognosi di aiuto o conforto e l'intero film non è altro che un percorso verso una graduale e faticosa presa di coscienza passante per diversi gradi di euforia, disperazione e rassegnazione. La domanda "Cosa fareste se poteste rivivere lo stesso giorno più e più volte?" viene indirettamente posta allo spettatore che, di rimando, si angoscia o si entusiasma con Phil. Personalmente, passato lo sconcerto iniziale, lì per lì immagino che cercherei di cambiare piccole cose, magari per superare degli imprevisti, ma dopo l'ennesimo giorno ricominciato sempre uguale probabilmente anche io, come il protagonista, tenterei cose assurde per ricavarne qualche profitto personale. Il problema, ovviamente, nasce dalla crescente frustrazione di non poter mantenere le cose "tangibili" conquistate nel corso di una giornata ed è da qui che scaturisce non solo la maturazione di Phil ma anche il tono tragicomico del film, figlio di una sceneggiatura elegante ma mai pesante (per dire, tentativi di suicidio a parte non vengono mai esplorate possibilità davvero "oscure" come omicidi o simili), in bilico tra commedia, fantasy e, soprattutto nell'ultima parte, storia d'amore tra le più divertenti e disperate mai portate su schermo.


Inutile dire che non ci sarebbe Ricomincio da capo senza Bill Murray. Nonostante lo adori ho sempre pensato che, umanamente parlando, l'attore non sia molto diverso da come viene descritto Phil all'inizio, ovvero scostante e scazzato col mondo intero; per questo, la sua interpretazione e la conseguente trasformazione nel corso del film risultano ancora più plausibili in quanto Phil viene costretto, finalmente, a scendere dall'alto del suo piedistallo e condividere il ristretto spazio di una giornata con persone semplici ma comunque vive e umane forse più di lui, allo stesso modo in cui Bill Murray è stato costretto a ripetere le stesse identiche scene con comparse e attori "minori". Questo ovviamente è solo un film che mi sono fatta in testa fin dalla prima volta che ho guardato Ricomincio da capo ma, detto questo, la realtà oggettiva è che Murray riesce a scatenare la voglia di prenderlo a schiaffi e allo stesso tempo attira anche pietà, spezza il cuore quando interagisce col vecchietto, lo fa battere a mille quando finalmente riesce a conquistare l'amata Rita (un amore coltivato per dieci anni, poveraccio. E per lei è sempre lo stesso giorno), in generale si fa amare per la sua aria perennemente sconvolta e stralunata. Andie MacDowell, con la sua bellezza "antica" e l'aria semplice, gli fa da perfetta spalla nei momenti più romantici e risulta adorabile come sempre, in più l'intera città di Punxutawney è popolata da caratteristi uno più assurdo e simpatico dell'altro, a partire dall'insopportabile Ned di Stephen Tobolowsky, l'ex compagno di scuola ammorbante che probabilmente tutti avremo avuto in classe. Fondamentale per la riuscita di Ricomincio da capo, oltre alla cura certosina con la quale la pellicola è stata diretta e montata senza lasciare nulla al caso, è la colonna sonora, con quella maledettissima I Got You Babe di Sonny & Cher che non vi uscirà più dalla testa, al punto che vorrete a un certo punto prendere a pugni lo schermo come Phil fa con la sveglia... non fosse che Ricomincio da capo è un cult da vedere, rivedere e rivedere ancora, in un loop continuo che dura ormai da ben più di dieci anni!


Del regista e co-sceneggiatore Harold Ramis ho già parlato QUI. Bill Murray (Phil) e Michael Shannon (Fred) li trovate invece ai rispettivi link.

Andie MacDowell (vero nome Rosalie Anderson MacDowell) interpreta Rita. Americana, la ricordo per film come Greystoke - La leggenda di Tarzan, il signore delle scimmie, St. Elmo's Fire, Sesso, bugie e videotape, Green Card- Matrimonio di convenienza, Hudson Hawk - Il mago del furto, America oggi, Quattro matrimoni e un funerale, Mi sdoppio in quattro e Michael, inoltre ha partecipato a serie come Il segreto del Sahara. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 59 anni e due film in uscita.


Chris Elliott (vero nome Christopher Nash Elliott) interpreta Larry. Americano, lo ricordo per film come Manhunter - Frammenti di un omicidio, The Abyss, Tutti pazzi per Mary, La famiglia del professore matto, Scary Movie 2, Osmosis Jones e Scary Movie 4, inoltre ha partecipato a serie quali Miami Vice, Sabrina vita da strega, La tata, Hercules, Oltre i limiti, La vita secondo Jim, That's 70s Show e How I Met Your Mother; come doppiatore ha lavorato per le serie Futurama e Spongebob Squarepants. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 57 anni e due film in uscita.


Stephen Tobolowsky interpreta Ned. Americano, ha partecipato a film come Balle spaziali, Mississippi Burning - Le radici dell'odio, Great Balls of Fire!, Due nel mirino, Mirror Mirror, Thelma & Louise, Basic Instinct, L'isola dell'ingiustizia - Alcatraz, Mr. Magoo, Il ladro di orchidee, Garfield: Il film e a serie come Jarod il camaleonte, Buffy l'ammazzavampiri, Hercules, Innamorati pazzi, That's 70s Show, Roswell, Malcom, La zona morta, La vita secondo Jim, Will & Grace, CSI: Miami, Ghost Whisperer, Desperate Housewives, CSI - Scena del crimine e Heroes. Anche sceneggiatore, regista, compositore e produttore, ha 66 anni e cinque film in uscita.


Il fratello maggiore di Bill Murray, l'attore Brian Doyle-Murrey, compare nel film nei panni del sindaco Buster. Tra gli attori presi in considerazione per il ruolo di Phil c'era Tom Hanks in primis, assieme a Chevy Chase, Steve Martin e John Travolta, ma tutti erano troppo poco "cattivi" per la parte; Michael Keaton invece ha declinato l'invito a partecipare. La sceneggiatura è stata invece rimaneggiata un paio di volte; in realtà esisteva una spiegazione sul perché Phil fosse rimasto bloccato nello stesso giorno, ed era legata ad una fidanzata scornata che per vendicarsi lo aveva maledetto, ma alla fine l'idea è stata scartata, così come il finale che condannava la povera Rita a rimanere bloccata nel loop temporale al posto di Phil. Ricomincio da capo "vanta" un remake italiano dal titolo E' già ieri, con Antonio Albanese come protagonista; non avendolo mai visto non posso consigliarne un recupero ma se il film vi fosse piaciuto guardate anche Lola corre, Source Code, Questione di tempo e magari anche Edge of Tomorrow. ENJOY!

giovedì 20 luglio 2017

(Gio)WE, Bolla! del 20/7/2017

Buon giovedì a tutti! Temo siamo quasi giunti al momento delle ferie del multisala: la programmazione è fino a domenica e non ci sono "anteprime" per le prossime settimane. Molto male visto che mi toccherà viaggiare fino a Genova almeno per Annabelle 2 e Atomica Bionda, due film distribuiti nel momento peggiore dell'anno. Oggi però il multisala è ancora aperto, quindi vediamo cosa offre di nuovo... ENJOY!

Operation Chromite
Reazione a caldo: Mai sentito nominare...
Bolla, rifletti!: Co-produzione USA-Corea del Sud imperniata sulla battaglia di Incheon, episodio ambientato nella Guerra di Corea, appunto. Uh, la vastità del Liam Neeson che me ne frega...

Prima di domani
Reazione a caldo: Il thriller della marmotta!
Bolla, rifletti!: Storia di una ragazzina bloccata nello stesso giorno, che si conclude sempre con la sua morte. Il trailer mi ha intrigata molto ma il Bolluomo lo ha trovato inquietante, quindi spero di convincerlo a portarmi al cinema prima che il multisala chiuda...

Ha finito le cartucce anche il cinema d'élite mi sa...

Un appuntamento per la sposa
Reazione a caldo: Appuntamento che non fa per me...
Bolla, rifletti!: Ad un mese dal matrimonio, lo sposo dice alla sposa di non amarla ma lei vuole lo stesso convolare a nozze. Con chiunque le mandi il Signore. A quanto pare, questo film sembra una commedia romantica ma tale non è quindi potrebbe anche essere interessante ma al momento ho altre priorità.

martedì 18 luglio 2017

Notte Horror 2017: Dolls - Bambole (1987)


E' tornata la Notte Horror Blogger Edition! La Notte in questione è un evento nato nell'ormai lontano 2014 per omaggiare quello storico programma di Italia 1 in cui Zio Tibia ci deliziava le calde serate estive con horror cult, esilaranti, trash, capaci di segnare l'infanzia o adolescenza di ogni spettatore. Oggi tocca a me e Mari's Red Room tenervi compagnia con una serata a base di fumetti e bambole: alle 21 dovrebbe essere già uscito sul blog di Marika un post dedicato al Creepshow di Romero mentre io mi sono gettata sullo spauracchio Dolls - Bambole (Dolls), diretto nel 1987 dal regista Stuart Gordon. A proposito del grande regista scomparso proprio in questi giorni, queste due settimane dedicate all'horror non potevano cadere meglio nell'attesa di celebrarlo come merita, magari passata questa torrida estate. Nel frattempo, George, questo post lo dedico a te!


Trama: sorpresi da una tempesta, i membri della famiglia Bower (padre, matrigna e figlioletta) si rifugiano assieme ad un commesso viaggiatore e due punkettone in una casa abitata da due anziani signori che fabbricano bambole. Queste ultime sono molto carine ma anche vendicative e non perdonano chi si comporta male...



Dolls è un trauma che mi porto dietro dal 1987, quando all'età di sei anni mi era capitato di vedere più volte il trailer in TV. Sinceramente, non ricordo di avere mai visto Dolls trasmesso su qualche rete televisiva ma è anche vero che me ne sono sempre tenuta lontana, anche perché il trailer si concentrava sulla sequenza più terrificante (quella ambientata nella soffitta) e faceva vedere bambole che si toglievano gli occhi, mostravano dentini aguzzi e brandivano coltelli con aria malvagissima, quanto basta insomma per provocarmi tachicardia e morte subitanea. L'anno scorso il mio amico Toto, di ritorno dall'Inghilterra, mi ha però portato alcuni DVD tra i quali faceva la sua porca figura proprio Dolls, a quanto pare un film abbastanza raro da trovare oggi in quel formato e in quella edizione: un po' come faceva Joey in Friends con i libri che non gli piacevano, ho ringraziato Toto e poi ho nascosto Dolls SOTTO il resto della collezione (assieme a La casa 3 - Ghosthouse, per inciso), così da impedire alle bambole assassine di venirmi a uccidere... tutto questo fino ad oggi. Ho cambiato casa, sono andata a convivere, sono cresciuta, sono passati trent'anni, vuoi davvero che un film girato nel 1987 mi faccia ancora paura? Sì, per mille gobbi saltellanti. Tant'è che ho dovuto spezzare la visione in tre sere, possibilmente quando il sole non era ancora calato. Tagliamo la testa al toro, prima di venire insultata da lettori coraggiosi: Dolls è una supercazzola. Nel senso che è una favola nera più che un horror ed è pieno di momenti esilaranti e personaggi caricaturali, a partire dalla matrigna di Judy per arrivare alle tizie che sembrano uscite dritte da un video anni '80 di Madonna. Tuttavia, siccome Stuart Gordon e il produttore Charles Band erano due artigiani sopraffini, hanno preso questa supercazzola dannatamente sul serio e realizzato una favola nera capace di mettere una fifa boia, al punto che durante la visione mi sono tranquillizzata solo perché si capisce che le bambole non uccidono indiscriminatamente, la speranza di salvarsi C'E'!! Poca, a dir la verità, e la spada di Damocle del bambolotto omicida è sempre lì ma c'è speranza, per fortuna.


Ciò che rende spaventoso ancora oggi Dolls, oltre che proprio bello da vedere, è il mix di sceneggiatura intelligente ed effetti speciali bellissimi. Ho parlato di favola nera perché la protagonista è una bimba dalla fervida immaginazione e la piccola come in ogni favola che si rispetti è vessata da una matrigna cattiva e ricca che tiene per le palle il pavido padre; la mamma vera è a Boston e Judy è costretta a passare le vacanze con due adulti inadatti a fare i genitori (come dice ad un certo punto Hartwicke, "Non tutti i papà sono adatti ad esserlo"), disgustati dalle fantasie della bambina al punto da non farle mancare insulti e persino maltrattamenti assortiti. Di fronte ad una simile situazione, le bambole dei due anziani coniugi Hartwicke assurgono al ruolo di terrificanti giustizieri, piccoli emissari del Demonio in grado di riportare però un equilibrio all'interno di una giovane vita che rischiava di venire spezzata. Il dualismo di questi esseri e dei loro creatori, oltre alla palese cattiveria del 70% delle vittime, rende quindi difficile allo spettatore parteggiare per gli ospiti della casa, eppure è anche arduo fare il tifo per dei mostri sanguinari che terrorizzano ad ogni loro comparsa sullo schermo, e questa è una sensazione che non ho mai provato guardando un horror. Le bambole di Dolls non sono infatti dei pupazzotti "industriali" come il Chucky de La bambola assassina ma sono dei mirabili esempi di artigianato italico, al punto che non sfigurerebbero all'interno della casa di un eventuale collezionista e non fanno paura perché vomitano sulle vittime il turpiloquio di Brad Dourif, no, il terrore che incutono è molto più sottile: la scena prima lo scaffale è vuoto, quella dopo ci sono dei bambolotti che forse prima non c'erano, un momento l'espressione della bambola è serena ma un istante dopo arrabbiata grazie ad un abile gioco di effetti speciali artigianali, montaggio e stop motion. Sangue? Certo, sangue ce n'è e le bambole nascondono un segreto terribile ma Dolls non è così gore come si potrebbe pensare, anche perché Stuart Gordon ci ha visto lungo e ha capito che non ci sarebbe stato bisogno di secchiate di vernice rossa per far venire gli incubi allo spettatore. Del resto, se venissi attaccata da un branco di bambole con velleità omicide probabilmente mi ucciderei da sola per non vederle camminare e ghignare! Col suo mix di ironia, terrore e orgoglio di serie B, Dolls si candida quindi come uno dei ripescaggi migliori che potreste fare per onorare Notte Horror, ovviamente se non siete pavidi come la sottoscritta.

Stuart Gordon è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Re-Animator, From Beyond - Terrore dall'ignoto, Dagon - La mutazione del male ed episodi delle serie Masters of Horror e Fear Itself. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 70 anni.


Carolyn Purdy-Gordon interpreta Rosemary Bower. Moglie di Stewart Gordon, ha partecipato a film come Re-Animator, From Beyond - Terrore dall'ignoto e ABCs of Death 2.5. Anche sceneggiatrice, ha 70 anni.


Guy Rolfe, che interpreta Gary Hartwicke, è poi tornato a bazzicare con le bambole assassine nei panni di Toulon in ben quattro film del franchise Puppet Master, dal 1991 al 1999 mentre Hilary Mason, che interpreta Hilary Hartwicke, era la medium cieca Heather in A Venezia un dicembre rosso... shocking. Altro volto famoso per chi è cresciuto negli anni '80 è quello della modella Bunty Bailey, che qui interpreta Isabel ma è stata soprattutto la ragazza del video Take on Me degli A-Ha. Pare che a un certo punto Stuart Gordon fosse molto interessato a dirigere un sequel di Dolls, con SPOILER Ralph che, una volta a Boston, avrebbe davvero sposato la madre di Judy e la famiglia avrebbe vissuto felice e in armonia fino all'arrivo di un pacco dall'Inghilterra, contenente Gabriel e Hilary in forma di bambolotti FINE SPOILER. E' un vero peccato che del progetto non si sia più fatto nulla ma sta di fatto che Gordon, subito dopo aver terminato Dolls, ha girato From Beyond - Terrore dall'ignoto, sullo stesso set e con la stessa troupe; Dolls è poi uscito un anno dopo a causa dei lunghi tempi di post produzione. Detto questo, se Dolls vi fosse piaciuto recuperate Horror puppet, Puppet Master (almeno il primo) e ovviamente la saga de La bambola assassina. ENJOY!

Le altre puntate di Notte Horror andate in onda le trovate alle coordinate che seguono e vi metto anche il bannerone per non perdervi le prossime!

The Obsidian Mirror (Non si deve profanare il sonno dei morti)
Solaris (Possession)
Mari's Red Room (Creepshow)




The War - Il pianeta delle scimmie (2017)

Non so nemmeno io perché il reboot de Il pianeta delle scimmie sia diventato una di quelle saghe da seguire no matter what, sta di fatto che domenica sono corsa al cinema a vedere The War - Il pianeta delle scimmie (War for the Planet of the Apes), diretto e co-sceneggiato dal regista Matt Reeves.


Trama: a seguito delle azioni di Koba, tra scimmie e umani è scoppiata una guerra senza esclusione di colpi, che vede da un lato della barricata lo scimpanzé Cesare e dall'altro il sadico Colonnello. Quando la tragedia colpisce Cesare, il capo-branco si imbarca in un viaggio per cercare vendetta e scopre un terribile segreto...



Con The War - Il pianeta delle scimmie si chiude un cerchio, si tira un colpo alla testa dei titolisti italiani che hanno costretto gli adattatori a fare salti mortali per tradurre le didascalie iniziali del film e si aspetta, consapevoli che probabilmente quel mondo nato nel 2011 avrebbe ancora molto da raccontare. O forse no, in quanto per una volta che si chiude in bellezza forse sarebbe meglio non forzare troppo la mano. Lo scimpanzé Cesare, che abbiamo visto nascere, crescere, perdere fiducia nell'umanità e persino verso i suoi stessi simili, torna in The War - Il pianeta delle scimmie come una creatura ormai invecchiata, provata dalla guerra e sempre più in difficoltà a non cedere ad una rabbia bestiale capace di sterminare non solo gli umani ma anche sancire la disfatta delle scimmie; se nel primo film il focus era necessariamente la ricerca di un posto nel mondo di un essere troppo umano per essere scimmia e troppo scimmia per essere umano e nel secondo si parlava di fiducia, odio e speranza, qui il viaggio di Cesare assume molteplici significati e si concretizza in un esodo biblico verso un mondo nuovo, forse peggiore o forse migliore. Echi del Vecchio e del Nuovo Testamento (non c'è il Mar Rosso ma c'è una slavina, non ci saranno corone di spine ma le croci si sprecano, così come le frustate, le frecce nel costato e i Giuda) si uniscono in una trama adulta e ben più riflessiva rispetto al fiacco trionfo di effetti speciali che era Apes Revolution, all'interno della quale pochi personaggi si muovono circospetti, tra atmosfere western e post-apocalittiche, per fuggire da una guerra che li aspetta appena svoltato l'angolo, pronta a ghermirli coi suoi rimandi a campi di concentramento, muri Trumpiani, schiavismo e un senso di apocalisse incombente. L'Apocalisse. Apocalypse Now, fonte prima d'ispirazione dell'intera pellicola, perché quale film (tranne forse Full Metal Jacket) è stato in grado di raccontare l'alienazione, la follia e anche il fascino pericoloso di una cosa orribile come la guerra, meglio di quanto abbia fatto il capolavoro di Coppola?


Le motivazioni che spingono Cesare e compagni sono diverse da quelle di Willard ma l'obiettivo è lo stesso, ovvero raggiungere il "Cuore di Tenebra" e uccidere il Colonnello (non Kurtz ma McCullogh), quello che veniva nominato alla fine di Apes Revolution, un cupissimo babau evocato proprio da quel Koba che ora infesta gli incubi di Cesare, riscopertosi incapace di perdonare il prossimo come già accaduto al suo antico compagno/nemico. Provato da anni di soprusi e difficoltà, Cesare guarda negli occhi la Tenebra e riempie l'enorme vuoto che ha nel cuore della stessa oscurità che emana dal Colonnello, perdendo di vista obiettivi importanti come la famiglia e la sopravvivenza del suo branco solo per perseguire il proprio desiderio di vendetta; dal canto suo, il Colonnello è pervaso dalla stessa follia che albergava in Kurtz, fermo nei suoi propositi come i Vietcong che tagliavano il braccio ai bimbi vaccinati dagli americani e pronto ad ergersi a Dio di un mondo purificato dall'ennesimo virus in grado di sterminare l'umanità. E' il confronto (più che lo scontro) tra questi due personaggi il cuore di The War - Il pianeta delle scimmie, l'aspetto della trama che rappresenta la svolta "adulta" di quello che sulla carta rischiava di essere solo l'ennesimo blockbuster estivo e che invece regala emozioni, rabbia, copiose lacrime in più di un'occasione; una pellicola dove, finalmente, la bontà dell'effetto speciale si mescola ad una reale capacità di gestire sequenze tipiche di un film di guerra (l'inizio e il finale sono spettacolari e concitati) e ad attori umani che non scompaiono di fronte alle espressivissime scimmie. Woody Harrelson qui porta a casa un'interpretazione come non ne offriva da anni, facendo rivivere il fantasma di Marlon Brando nella pelle di Robert Duvall senza risultare né parodico né una semplice fotocopia dei due mostri sacri e stordendo lo spettatore con sentimenti contrastanti di odio puro e altrettanto sincera fascinazione, mentre la giovanissima Amiah Miller è semplicemente deliziosa nei panni di Nova. L'unico a rimetterci, come al solito, è un immenso Andy Serkis che viene sistematicamente sottovalutato in quanto sepolto da un volto e un corpo creati al computer ma senza il quale Cesare non sarebbe lo stesso personaggio vivido, profondo e tragico che ha conquistato il cuore degli spettatori dal 2011. Cosa sarà d'ora in avanti del franchise poco mi importa, sinceramente: Matt Reeves e soci hanno concluso la loro storyline con un'eleganza raramente riscontrabile in questo genere di saghe succhiasoldi e personalmente mi dichiaro molto soddisfatta. Se vi capita di cercare refrigerio al cinema date una chance a Cesare e ai suoi (poco) allegri compagni, non ve ne pentirete!


Del regista e co-sceneggiatore Matt Reeves ho già parlato QUI. Andy Serkis (Cesare), Woody Harrelson (Il Colonnello), Steve Zahn (Scimmia Cattiva), Toby Kebbel (Koba) e Judy Greer (Cornelia) li trovate invece ai rispettivi link.


L'anno scorso si diceva che fosse in progetto un quarto episodio della saga ma al momento non se ne ha notizia quindi, nell'attesa di saperne di più, se The War - Il pianeta delle scimmie vi fosse piaciuto potete recuperare tranquillamente L'alba del pianeta delle scimmie e Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie, assieme magari alla saga originale. ENJOY!

P.S. Dalla Mondadori mi hanno appena inviato una mail comunicando che il libro Il pianeta delle scimmie di Pierre Boulle, che ha ispirato in primis il film omonimo del 1968, è disponibile nella collana Oscar Mondadori. Lo trovate nelle librerie e negli store on line se siete interessati.

lunedì 17 luglio 2017

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