giovedì 22 febbraio 2018

(Gio)WE, Bolla! del 22/02/2018

Buon giovedì a tutti!! Ormai manca pochissimo alla fatidica notte degli Oscar e la distribuzione italiana cerca di fare del suo meglio per accontentare gli appassionati... fallendo miseramente, almeno a Savona, ché The Disaster Artist non si è visto nemmeno col lanternino. Nonostante questo, domani pubblicherò la mia recensione del bellissimo film di James Franco e stasera invece... ENJOY!

Il filo nascosto
Reazione a caldo: ... si va a vedere questo!
Bolla, rifletti!: Ultimo film (almeno, così dice l'attore) di Daniel Day Lewis prima di ritirarsi dalle scene, credo varrebbe la pena di vederlo anche solo per questo ma dalla sua ha anche un trailer intrigante, sei nomination agli Oscar e la regia di Paul Thomas Anderson. Fingers crossed e speriamo che stasera non nevichi, così potrò andarlo a vedere subito!

Sconnessi
Reazione a caldo: Ma magari!
Bolla, rifletti!: Ennesima tirata all'italiana contro lo strapotere dei social network e la dipendenza dalle tecnologie, dopo Perfetti sconosciuti e Beata ignoranza. Mi spiace ma anche se c'è Stefano Fresi questo lo salto a pié pari!

Al cinema d'élite si danno ai recuperi (ma ancora niente Guadagnino. Mah).

Final Portrait - L'arte di essere amici
Reazione a caldo: Boh.
Bolla, rifletti!: Anche solo per gli attori coinvolti e per il regista bisognerebbe guardarlo, anche perché a me i biopic piacciono parecchio. Non conosco tuttavia la figura dell'artista Alberto Giacometti, quindi mi piacerebbe prima documentarmi, poi magari recuperare il film (anche perché questa settimana devo onorare l'appuntamento con Black Panther. Sorry, Stanley).

mercoledì 21 febbraio 2018

The Room (2003)

Siccome questa settimana dovrebbe uscire in tutta Italia The Disaster Artist ho scelto consapevolmente (e grazie all'eclettico Giuseppe de Il buio in sala) di recuperare The Room, film scritto, diretto e interpretato nel 2003 da Tommy Wiseau, considerato a ragione "il Quarto Potere dei film brutti". Brace yourselves.


Trama (?): Johnny e Lisa stanno insieme da sette anni e sono prossimi al matrimonio ma lei è innamorata di Mark, migliore amico di Johnny, e vorrebbe lasciarlo. I nodi vengono al pettine lentamente ma inesorabilmente...


The Room è un film squisitamente brutto, tanto da rasentare il sublime. Non è IL film più brutto che abbia mai visto, anche perché al confronto de Il Bosco 1 o In the Market è un capolavoro di trama, regia, montaggio e recitazione, però è talmente malfatto e sciatto che ci si chiede come cazzarola abbia potuto venire distribuito prima e celebrato poi con un film interamente dedicato alla sua gestazione. Dei retroscena non mi sono preoccupata, ché in settimana guarderò The Disaster Artist e voglio conservare il gusto della sorpresa, quindi parlerò esclusivamente di The Room e di tutto ciò che rende esilarante la visione di questa poottanata con la P maiuscola (che, non a caso, è diventata un midnight cult con un manuale di partecipazione non dissimile da quello di The Rocky Horror Picture Show). In pratica The Room è la celebrazione dell'uomo Wiseau attraverso l'assunto "le donne sono tutte tsoccole". Nel corso della pellicola il povero Johnny, uomo dalle fattezze orrende ma comunque buono, di quella bontà idiota che lo porta a fare spallucce sia quando la fidanzata lo percula sia quando il ritardato vicino di casa adolescente (interpretato, per inciso, dall'attore più vecchio del cast dopo Wiseau) ammette di esserne innamorato (manco fosse figa. Ci torniamo, tranquilli), viene cornificato e vilipeso a più riprese dalla bionda Lisa, donnaccia calcolatrice che si scopa il suo migliore amico pur facendosi mantenere da Johnny, anelando a libertà, uomini migliori, vita bella perché lei "merita di più". L'intero film segue quindi un pattern regolare e pregno di significato, riassumibile in questo schema: Lisa tromba con Johnny - Lisa parla male di Johnny con madre/migliore amica - Lisa tromba con Mark nonostante lui inizialmente non sia molto convinto - Lisa parla male di Johnny con madre/migliore amica  -  Lisa tromba con Johnny  - Lisa parla male di Johnny con madre/migliore amica che le consigliano di non mollarlo in quanto poco etico (lui la mantiene, lei probabilmente non lavora perché troppo gnocca per farlo) - Lisa tromba con Mark nonostante lui non sia ancora convintissimo - Lisa parla male di Johnny con madre/migliore amica che, insomma, si stanno un po' stufando di 'sta manfrina e cominciano a darle della bagassa frusta, mettendola in guardia sul possibile esito finale del film e, di fatto, spoilerando la degna conclusione di The Room, invano. Per rendere più vario questo circolo infinito, il Wiseau sceneggiatore introduce momenti zeppi di "patros" inserendo attimi di vero crime drama dove il vicino di casa ritardato rischia di venire ucciso per colpa de LaDDroga e altri in cui, alternativamente, i personaggi vanno a fare footing oppure si passano una palla da football, a volte anche vestiti col frac, senza motivo, mentre come Godot aspettano un imminente party per il compleanno di Johnny.


La cosa più esilarante di The Room, tolta la sciatteria di una scenografia limitata a due ambienti dove nessuno chiude la porta d'ingresso di casa, sequenze non perfettamente a fuoco, altre in cui la luce aumenta o diminuisce senza un perché, il green screen fasullo per simulare il panorama dal tetto e personaggi che cambiano attore nel giro di un paio di scene (Peter a un certo punto sparisce e i suoi dialoghi vengono messi in bocca a un perfetto sconosciuto...) è la combinazione mortale tra dialoghi insulsi e interpreti cagnacci. Purtroppo stavolta non ho segnato sul solito quadernino le frasi scult ma la punta di diamante (al di là dell'ormai iconica "I did not hit her, it's not true! It's bullshit! I did not hit her! I did not.. oh, hi Mark!") sono le domande ripetute settanta volte, lo small talk mentre la gente si incontra a base di "allora, cosa mi racconti? Mah, niente di nuovo, tu? Ah, niente di nuovo" reiterato per almeno dieci minuti, l'incredibile eccesso di drama quando la situazione si fa critica, con Lisa che piange disperata domandando al ragazzino "che tipo di soldi??" avrebbe chiesto in prestito all'unico criminale presente nel film (criminale che, per inciso, "è già in galera". Maccosa? Ce lo hanno portato Johnny e Mark a braccetto?) mentre poco prima, davanti alla madre che confessa di avere il cancro, la stessa Lisa risponde con un "e vabbé ma ormai di cancro si guarisce" prima di cambiare argomento. Altra cosa splendida è l'ignoranza di ogni regola relativa alla consecutio temporum, con un registratore piazzato tre/quattro giorni prima che, nonostante questo, incide su nastro solo un dialogo accorso telefonicamente un paio di minuti prima che Johnny tiri fuori la cassetta dal mangianastri (indovinate un po'? Ma certo, il nastro è già riavvolto alla perfezione, praticamente vergine), ma fosse solo questo. A un certo punto Lisa comincia a rassettare per il party già nominato in precedenza e tutto darebbe a intendere che la sequenza successiva possa essere quella della festa, ipotesi avvalorata dal fatto che tutti gli uomini del cast sono vestiti da sera... invece no, era una supercazzola e Lisa il giorno dopo è ancora lì che rassetta in vista del party di fidanzamento. Ah no, la festa è per il compleanno di Johnny, errore mio. No, aspettate, plot twist: si celebra la gravidanza di Lisa! Ma da quando Lisa è incinta? Quando ne hanno parlato con Johnny? E di chi è il bamb...? No, niente, "lasciamo perdere", era l'ennesima turpe macchinazione della tsoccola Lisa, che cade nel dimenticatoio dopo un secondo, tanto quanto la presenza del criminale drogato. Aiuto.


La consecutio temporum isterica tocca anche la caratterizzazione dei personaggi. Non tanto Lisa e Johnny, lei sempre coerente nel suo essere bagassa (nonché volpe: vedere l'escamotage col quale si libera degli ospiti per credere...) e lui nel suo essere clueless, lamentoso e malbecciato, quanto più che altro Mark. Il biondone nel giro di trenta secondi passa dal riprendere Lisa in quanto "migliore amico di Johnny" a copularsela, millantare disinteresse nei confronti della fanciulla prima di arrivare quasi a buttare giù dal tetto un amico che gli consiglia di mollarla per non fare del male a Johnny, per poi concludere con un bel cat fight (ché di scazzottata non si può parlare) col protagonista perché quest'ultimo ha cominciato a "sospettare". In tutto questo, come se non bastasse, l'orripilante, mostruoso Wiseau adora farsi vedere ignudo mentre copula la chiattissima attrice che interpreta Lisa, la donna dai capezzoli più grandi del mondo. Per ben due volte, in un tripudio di rose a gambo lungo, candele, acqua che scroscia, lenzuola e veli, i due si rotolano nel letto con una terrificante canzonetta romantica in sottofondo, sequenze lunghe come la quaresima in cui lui fa sesso appena un po' scostato, così che si veda sempre almeno una sisa di lei, e appena un po' più "su" rispetto a dove dovrebbe essere il montarozzo cespuglioso di Lisa, dando così l'illusione di infilare il malloppetto ciccioso ad altezza stomaco; anatomicamente ignorante è anche il prestante Mark, che sicuramente sarà più bello di Wiseau (anche Nosferatu lo è, graziearca**o) ma pure lui invece di "pistonare" con movimento pelvico sceglie di rotolare su Lisa, destra e sinistra, destra e sinistra. C'è da meravigliarsi che a un certo punto lei dica "Johnny mi fa schifo e se Mark non mi ama cazzumene, ne trovo un altro"?  No, ovvio. E non dovete nemmeno meravigliarvi quando vi dico che The Room VA visto almeno una volta, non solo per mero gusto dell'orrido ma anche per testimoniare la follia di un uomo brutto come la morte, incapace di recitare, dirigere, scrivere eppure talmente ricco da avere realizzato un film solo per esserne protagonista e venire perculato dai posteri nei secoli a venire. Alla faccia del Disaster Artist!


Tommy Wiseau è il regista e sceneggiatore della pellicola, inoltre interpreta Johnny. Polacco, ha partecipato a film come Samurai Cop 2: Deadly Vengeance, The Disaster Artist e Best F(r)iends. Anche produttore e costumista, ha 63 anni e due film in uscita.


Greg Sestero interpreta Mark. Americano, ha partecipato a film come Gattaca - La porta dell'universo, Patch Adams, Retro Puppet Master, Best F(r)iends, The Disaster Artist e a serie quali Nash Bridges. Anche produttore e sceneggiatore, ha 40 anni e un film in uscita.


Wiseau avrebbe voluto che Johnny fosse un vampiro e aveva anche cominciato ad informarsi su come realizzare una scena che ne avrebbe manifestato la reale natura, ovvero quella in cui la macchina del protagonista si sarebbe librata nell'aria da un tetto. SFORTUNATAMENTE non se n'è fatto nulla e Johnny è rimasto un semplice essere umano. Nel 2016 a qualche genio è venuto in mente di realizzare la web serie in quattro puntate The Room Actors: Where Are They Now?, un mockumentary che racconta i destini fittizi di tutti i protagonisti del Quarto Potere dei film brutti. Se The Room vi fosse piac... no, ok, se avete interesse a documentarvi su questo capolavoro del trash recuperatela e aggiungete The Disaster Artist. ENJOY!

martedì 20 febbraio 2018

La forma dell'acqua - The Shape of Water (2017)

Dopo tanto penare, venerdì anche io sono riuscita a vedere lo splendido La forma dell'acqua (The Shape of Water), diretto e co-sceneggiato nel 2017 dal regista Guillermo Del Toro e pronto a portare a casa ben 13 Oscar (Miglior Regia, Miglior Film, Sally Hawkins Miglior Attrice Protagonista, Richard Jenkins Miglior Attore Non Protagonista, Octavia Spencer Miglior Attrice Non Protagonista, Miglior Colonna Sonora Originale, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Fotografia, Migliori Costumi, Miglior Montaggio Sonoro, Miglior Missaggio Sonoro, Miglior Montaggio e Miglior Scenografia). Vi avviso, sarà un post strano ma anche privo di spoiler!


Trama: Elisa Esposito, donna delle pulizie muta, lavora in un complesso governativo e lì si imbatte in una misteriosa creatura anfibia con la quale sviluppa un rapporto d'amicizia che a poco a poco diventa affetto...



Per la prima volta quest'anno mi trovo in difficoltà a parlare di un film. La forma dell'acqua è così bello e poetico che mettere in parole le sensazioni suscitate durante la visione sarebbe non solo triviale, ma addirittura offensivo. Se fossi brava a disegnare come le migliaia di artisti che hanno tributato omaggio all'ultimo lavoro di Del Toro avrei già affidato alla matita i miei pensieri ma, anche lì, verrebbe fuori qualcosa di indecente. Mi vien da ridere, perché la scena più bella de La forma dell'acqua, quella che mi ha commossa a tradimento, è proprio quella in cui la muta Elisa si ritrova a traboccare di così tanto amore che solo il canto potrebbe esprimerlo adeguatamente, e la donna è costretta a rifugiarsi in un sogno splendido dove ogni impedimento viene cancellato e l'amore prende la forma del desiderio e della speranza. Potessi anche io manifestare un sogno su questo blog, sarebbe quello di creare qualcosa di altrettanto bello, per ringraziare Del Toro di aver riportato al Cinema la Bellezza e la semplicità di una storia d'amore vecchia come il mondo. Invece, posso solo scrivere due robe raffazzonate.


Grazie a Guillermo per avermi incantata, lasciata lì davanti allo schermo col sorriso ebete di chi assiste a uno spettacolo meraviglioso per la prima volta. La sala, le poltrone e gli altri spettatori non esistevano più, c'erano solo la mano di Mirco a stringere la mia, i colori vintage di un appartamento al tempo stesso "povero" ma caldo, il fascino di un cinema quasi abbandonato, l'aspetto umidiccio e dimesso di una struttura governativa che tanto moderna non è, la bellezza senza tempo di vecchi film passati in televisione, gli stessi capaci di far sognare spettatori ben più innocenti e smaliziati di noi. L'elemento dell'acqua, per me affascinante ma anche fonte di terrore, da che ero bambina, reso con un'amore senza forma, mi ha fatto venire voglia di seguire col dito le gocce di pioggia sui vetri, di addormentarmi in una stanza sommersa, mi ha fatta sentire avvolta di dolcezza per la prima volta da che vado al cinema. L'idea folle che una creatura mezza uomo e mezza pesce potesse risultare forte, fiera e addirittura bella ai miei occhi, proprio io che se qualcosa è privo di pelliccia provo istantaneo ribrezzo, solo Del Toro poteva renderla realtà. Quindi, ancora una volta, grazie. 


Grazie a Guillermo per aver creato una Bella che bella non è. Sally Hawkins ha, e lo scrivo senza paura di essere banale o retorica, quel fascino e quella bellezza che le vengono da dentro. Io mi sono innamorata di Elisa Esposito, del suo sguardo franco e privo di limiti, dell'apparente fragilità che nasconde una forza immensa, del suo modo di mostrarsi naturalmente schiva e dei suoi atteggiamenti da bambina ma anche di donna, una donna che è anche e soprattutto desiderio e carne, porca miseria, altro che amori platonici! La speranza è sempre quella che a vincere l'Oscar sia Frances McDormand ma la statuetta del mio cuore l'ha già vinta la Hawkins, commuovendomi fino alle lacrime durante il suo accorato "discorso", per la testardaggine disperata con la quale cerca di aprire gli occhi all'amico Giles, provando ad essere "vista" da lui per la prima volta, nonostante l'amicizia che li lega da tempo. La sofferenza vomitata da Elisa mi ha colpita al cuore ancora più della storia d'amore tra lei e il Gill-Man, perché è una sensazione più profonda, che ho provato spesso nella vita, un senso di incompletezza avvalorato dall'idea di essere imperfetti e per questo invisibili, nonostante la presenza di amici comprensivi.


Ah, a tal proposito, grazie Guillermo per il grandioso cast di comprimari. Richard Jenkins avrei voluto abbracciarlo di continuo, magari dopo essermi fatta due risate con Octavia Spencer. Ti hanno accusato di essere "buonista", forse perché gli amici di Elisa sono un gay e una nera, entrambi reietti ed entrambi fulcro di un paio di scene in cui la loro condizione di esseri umani viene messa in discussione?  Mah, visti i tempi, ti direi che sequenze simili sono necessarie per ricordare alle persone queste "banalità buoniste". Sarà proprio lo stesso buonismo che ti ha permesso di realizzare un personaggio di merda ma sfaccettato come quello di Michael Shannon? Il gigante dai piedi di argilla, talmente sicuro delle sue posizioni razziste, misogine e maschiliste da dover consultare un manuale di autoaffermazione per andare avanti, così marcio dentro da non accorgersi di stare perdendo addirittura dei pezzi del suo stesso corpo? O forse sarà colpa di una spia russa con un cuore, l'unico personaggio, per inciso, per il quale finalmente ricorderò il trasformista Michael Stuhlbarg finché avrò vita? Sarà colpa di Doug Jones, che mastica gatteenee e uccide esseri umani ma ha anche un cuore, un'anima e forse anche uno Schwanzstuck di tutto rispetto nonostante sia "solo" un'attore infilato in una tuta di gomma? Ma posso dire chissenefrega della cVitica? Per una volta che un film mi fa uscire dal cinema felice, con gli occhi lacrimanti e il cuore zeppo di immagini bellissime, canticchiando le splendide melodie che le rendono ancora più indimenticabili, pervasa dal fuoco sacro dell'arte che ancora non mi fa smettere di disegnare Elisa e il suo amore anfibio su ogni superficie scrivibile... beh, c'è una sola cosa che resta da dire. Grazie, Guillermo, ancora, ancora e ancora. E in bocca al Gill-Man per il 4 marzo!


Del regista e co-sceneggiatore Guillermo Del Toro ho già parlato QUI. Michael Shannon (Richard Strickland), Richard Jenkins (Giles), Octavia Spencer (Zelda Fuller), Michael Stuhlbarg (Dr. Robert Hoffstetler) e Doug Jones (Uomo Anfibio) li trovate invece ai rispettivi link.

Sally Hawkins interpreta Elisa Esposito. Inglese, ha partecipato a film come Non lasciarmi, Jane Eyre, Grandi speranze, Blue Jasmine, Godzilla, Paddington e Paddington 2. Anche sceneggiatrice, ha 42 anni e un film in uscita, Godzilla - King of the Monsters.


Se La forma dell'acqua vi fosse piaciuto recuperate Il mostro della laguna nera, Il labirinto del fauno, Edward mani di forbice, La bella e la bestia e Scarpette rosse. ENJOY!

Alla fine ci ho provato, Guillermo. E ancora grazie!!



domenica 18 febbraio 2018

Shut In (2016)

Come buona parte dei film potenzialmente interessanti distribuiti in Italia, anche Shut In, diretto nel 2016 dal regista Farren Blackburn, non era arrivato a Savona e riesco dunque a parlarne solo ora. Occhio agli spoiler, qualcosina c'è!


Trama: dopo un terribile incidente d'auto in cui è morto il marito, la psichiatra infantile Mary si ritrova sola ad occuparsi del figliastro adolescente, ridotto a un vegetale. Col tempo arriva ad affezionarsi a Sam, un suo piccolo paziente sordomuto, ma in una fredda notte di tempesta il piccolo scompare senza lasciare traccia e Mary comincia ad avvertire una strana presenza in casa...



Shut In è un thriller ben costruito d'impostazione "classica", interamente imperniato sul senso di claustrofobica reclusione originato dalla tremenda combinazione tempesta di neve/luogo isolato/donna sola. Apparentemente trattasi di pellicola assai scorretta in quanto fa ampio uso di topoi tipici della ghost story che puntano a sviare lo spettatore, convincendolo di avere a che fare con un'entità paranormale quando in realtà persino un cretino (a differenza della protagonista) capirebbe che il piccolo Sam si è infrattato in casa e gira nottetempo indisturbato facendola crepare di paura mentre tutti lo credono morto. Ho detto apparentemente, perché questo è solo lo strato superficiale di una trama che rivela un altro twist più inaspettato (anche se l'idea a me era balenata nella capoccia prima che venisse resa palese), rimandato e celato da un abile gioco di sceneggiatura che lascia cadere qualche indizio apparentemente insignificante e lo seppellisce prima che lo spettatore possa coglierlo riportando la sua attenzione sul pressante problema della scomparsa di Sam, sull'imminente "tempesta del secolo" e persino sugli approcci amorosi di un vicino di Mary. Insomma, abbastanza carne al fuoco da distrarre lo spettatore meno sensibile e meno avvezzo a questo genere di film ma, ciccio, a me non la si fa. Non completamente almeno.


C'è poco altro da dire onestamente su Shut In, un film gradevole che consente di passare una serata in preda ad un piacevole senso di tensione, e lo so che cito sempre quella Alta di Canale 5 ma più o meno l'effetto che danno queste pellicole, al netto del loro essere qualitativamente superiori, più curate dal punto di vista estetico e con attori di richiamo, è lo stesso. Personalmente sono anche rimasta MOLTO delusa dal sottoutilizzo di Jacob Tremblay, peraltro in un ruolo muto che nasconde quel vocino delizioso che si ritrova, e avrei voluto che la sua faccetta tenerella e un po' inquietante si vedesse molto di più (che brutta idea sfruttarlo per fare il morto quando, per esempio, quel faccia da ratto col testone che c'era in The Ring lo si ritrovava quasi in ogni inquadratura!!). Niente da dire invece su Naomi Watts, sempre elegante, bellissima e a suo agio in questi ruoli di mamma impanicata, e bravo anche Charlie Heaton, che segue il percorso tracciato da Daniel Radcliffe, Olwen Catherine Kelly e Alba Ribas candidandosi per un eventuale Oscar al miglior attore interpretante persona morta o vegetale, mentre il cast di contorno è, per l'appunto, solo di contorno o poco più (anche se David Cubitt l'è proprio un bell'ometto). In conclusione, se cercate quindi un film "tranquillo" nel suo essere thriller avete trovato la pellicola per passare una bella serata!


Di Naomi Watts (Mary), Oliver Platt (Dr. Wilson) e Jacob Tremblay (Sam) ho già parlato ai rispettivi link.

Farren Blackburn è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto episodi di serie quali Doctor Who, Daredevil e Iron Fist. Anche sceneggiatore, ha un film in uscita.


Charlie Heaton, ovvero Stephen, interpreta Jonathan Byers nella serie Stranger Things ed è pronto a tornare sul grande schermo come Samuel "Cannonball" Guthtrie nell'imminente New Mutants. Detto questo, se Shut In vi fosse piaciuto recuperate Somnia e magari anche Dream House. ENJOY!

sabato 17 febbraio 2018

25 indiscrete domande cinematografiche

Nominata da Marco de La stanza di Gordie  e dal blog Stories., ho deciso di cimentarmi in questo giochino cinematografico zeppo di domande! Vado subito a cominciare, ENJOY!

01. Il personaggio cinematografico che vorresti essere: Leeloo de Il quinto elemento!
02. Genere che ami e genere che odi: Odio le storie di formazione a tema sportivo/danzereccio mentre adoro gli horror e i film biografici.
03. Preferisci i film in lingua originale o doppiati? Ora come ora in lingua originale ma adoro i vecchi doppiaggi dei film che ho amato, soprattutto quelli Disney.
04. L'ultimo film che hai comprato: Se non ricordo male Reanimator e Il labirinto del Diavolo in una bancarella dell'usato, è un po' che non compro più film.
05. Sei mai andato al cinema da solo? Sì, mi è capitato ancora recentemente con Morto Stalin se ne fa un altro.
06. Cosa ne pensi dei Blu-Ray? Che spesso sono un modo per spillare ulteriori soldi ai gonzi.
07. Che rapporto hai col 3D? Lo detesto, lo trovo inutile e mi provoca mal di testa.
08. Cosa rende un film uno dei tuoi preferiti? Il fatto che mi rimanga dentro per la vita e che mi emozioni tantissimo sul momento!
09. Preferisci vedere i film da solo o in compagnia? Al cinema in compagnia, a casa da sola, anche perché nel secondo caso mi viene spesso l'ansia di capire se il film che ho scelto piace al mio compagno di visione oppure no...
10. Ultimo film visto (al cinema, oppure no): Mentre sto scrivendo questo post Il rituale, su Netflix.


11. Un film che fa riflettere: Sicuramente L'attimo fuggente.
12. Un film che fa ridere: Frankenstein Junior mi fa sempre sbellicare.
13. Un film che fa piangere: Ne ho ben tre, campioni di lacrime assoluti, anzi quattro: Edward mani di forbice, Papà ho trovato un amico, Non lasciarmi e 7 minuti dopo la mezzanotte. Uh, e Arrival.
14. Un film orribile: Le notti proibite del marchese De Sade.
15. Un film che non hai visto perché ti sei addormentato: Ultimamente ce ne sono per così visto che ho la brutta abitudine di guardarli a letto ma l'unico che mi ha fatto dormire al cinema è stato Capote.
16. Un film che non hai visto perché stavi facendo le "cosacce": O si fanno le cosacce o si guardano i film, ecchecca'.
17. Il film più lungo che hai visto: Direi C'era una volta in America
18. Un film che ti ha deluso: Il GGG.
19. Un film che sai a memoria: Con Air. E non me ne vergogno. Poi ovviamente Robin Hood, Aladdin, La bella e la bestia e The Nightmare Before Christmas!
20. Un film che hai visto al cinema perché ti hanno trascinato: Non è mai successo, direi.


21. Un film più bello tratto da un libro? Le ali della libertà, Il miglio verde e Shining.
22. Il film più datato che hai visto? Credo Le voyage dans la Lune di Méliès.
23. Miglior Colonna Sonora: Se parliamo di colonne sonore originali una qualsiasi di Morricone, Edward mani di forbice, Il favoloso mondo di Amélie, quella di Arrival, ma anche quella di E tu vivrai nel terrore... l'aldilà. Per le non originali vince Tarantino.
24. Miglior Saga: Ritorno al futuro, che domande!
25. Miglior Remake: Probabilmente il migliore in assoluto è La cosa di Carpenter.


Ora dovrei nominare altri sette amici blogger per portare avanti il giochino ma facciamo così: siccome il meme in questione è già molto diffuso, chi ha voglia risponda nei commenti, a tutte le domande o a quelle che vi piacciono di più!

venerdì 16 febbraio 2018

Il rituale (2017)

Siccome Netflix mi ha persino avvisata via mail potevo forse non guardare Il rituale (The Ritual), diretto nel 2017 dal regista David Bruckner e tratto dal romanzo omonimo di Adam Nevill? No, ci mancherebbe!


Trama: quattro amici vanno in vacanza in Svezia e quando uno di loro si infortuna al ginocchio decidono di prendere una scorciatoia nella foresta. Lì cominceranno a venire perseguitati da qualcosa di mostruoso...


Non capisco se sono diventata un'incredibile rompipalle perché ormai ho visto troppi horror (ma esistono persone al cui confronto sono una novellina quindi direi di no) o perché sono una vecchia stanca che si addormenta per un nonnulla e non riesce quasi più a vedere un film intero senza farsi cogliere dal tocco di Morfeo (cosa più probabile). Me lo chiedo perché l'amichetta Kara Lafayette mi ha consigliato spassionatamente Il rituale e io, che lo avevo già visto, mi sono vergognata di non averlo apprezzato, perdendomi parte del secondo atto perché tediata dal risvolto "cultista" dell'intera vicenda e ormai abbandonata dal brivido dell'introduzione interamente ambientata nei terrificanti boschi svedesi. Quindi, per la prima volta da che esiste il blog, ho deciso di fermare qui la recensione de Il rituale e di tornare a scrivere solo dopo aver recuperato i dieci minuti perduti causa nanna incombente così da tentare di rientrare nel mood giusto.


Rewind. Ieri sera mi sono messa sulla poltrona scomoda, eccheccavolo, e ho guardato con ESTREMA attenzione tutto ciò che mi ero persa, rivalutando Il rituale. Per carità, la mia opinione non è cambiata così tanto da arrivare a considerarlo uno degli horror più belli recenti ma è comunque un film interessante, ben realizzato e ben recitato. Continuo a preferire la prima parte rispetto alla seconda ma è semplicemente un'opinione derivante dal mio modo di percepire l'orrore e da ciò che mi fa paura. Il pensiero di non poter uscire da un luogo che fin da bambina ho imparato ad associare a qualcosa di positivo, che di notte rischia tuttavia di diventare una trappola per tutti gli ignari escursionisti "di città", mi angoscia fin dai tempi di The Blair Witch Project quindi l'idea di qualcosa nascosto nel bosco, assieme alla vista di una bambola demoniaca e le riprese all'infrarosso, è un topos cinematografico abbastanza efficace con me. D'altronde, anche le favole che ci leggevano da bambini parlavano di Pollicino che si perdeva nel bosco e Hansel che finiva nella casa della strega assieme a Gretel, quindi il terrore della foresta notturna sarà insito nel DNA di ogni uomo, forse come retaggio della nostra natura di uomini delle caverne; ciò, ovviamente, non si applica ai baldi protagonisti de Il rituale, che cercando una scorciatoia decidono di infilarsi nelle fresche frasche svedesi accogliendo a braccia aperte la botta di testosterone inevitabilmente richiamata da una vacanza tra uomini (uomini virgola, ché Dom è pippa quanto potrei essere io). I fanciulli notano che qualcosa non va allorché trovano appeso a un albero un cervo sventrato, mentre intorno a loro cominciano ad apparire simboli incisi sulle cortecce, ma piuttosto che far la figura delle femminucce decidono di dormire all'interno di una casa abbandonata che nasconde, al piano di sopra, un'inquietantissima scultura di legno e giuro che ciò che succede dopo questo incipit è terrore puro uscito dritto dai peggiori incubi di chiunque. David Bruckner per una mezz'ora concitatissima stuzzica la mente dello spettatore utilizzando dei meri simboli, lo turba proprio con la mancanza di spiegazioni e con qualche immagine ad hoc di corpi violati senza un perché, appoggiandosi più che altro a suggestioni uditive fatte di urla e suoni misteriosi; in tutto questo scava nell'animo di un uomo morto dentro in quanto soverchiato dal senso di colpa per un terribile evento accaduto nel passato, "costretto" ad una vacanza di gruppo che gli provoca solo disagio, esacerbando conflitti, senso di claustrofobia e scelte sbagliate fino all'inevitabile punto di rottura.


Ed  è un peccato che questo punto di rottura coincida con un brusco calo della tensione, quando Il rituale diventa un mix tra un torture porn e un horror anni '70/'80 a base di sette e culti (uno su tutti The Wicker Man ma si respira anche aria di un Grano rosso sangue meno poveraccio) ma privo del mistero che li caratterizzava, sostituito dal gusto tutto moderno per lo spiegone offerto dal personaggio giusto al momento giusto. Le immagini continuano a rimanere molto affascinanti e in qualche modo Bruckner trova mille modi per non mettere mai perfettamente a fuoco la natura di "colui che cammina tra le fratte", sfruttando oscurità, fiaccole piazzate ad hoc, visioni e pertugi da cui sbirciare, però l'aver messo tutte le carte in tavola, comprensive di un nome anche abbastanza importante, mi ha fatto un po' scendere l'entusiasmo. Al posto della paura rimane giusto la curiosità di capire quale sarà la scelta finale di un determinato personaggio e se il film si concluderà con un happy ending o con qualcosa di più indefinito, persino l'introspezione psicologica dell'inizio si stempera nella riproposizione ciclica di un'allucinazione che a un certo punto viene a noia (forse è anche per quello che mi sono assopita...). Detto questo, Rafe Spall è degno figlio di tanto padre e mi piace sempre molto vederlo, con quella sua faccetta scazzata alla Ribisi, inoltre il design della creatura, pur essendo stranissimo, non risulta fasullo come quello di tanti suoi cuginetti cinematografici: il confronto tra i due segna fortunatamente il ritorno all'atmosfera inquietante e onirica di inizio film oltre a completare il percorso "riabilitativo" del personaggio di Luke che, finalmente, viene a patti coi suoi demoni interiori nel modo più "maschio" possibile. La morale della storia comunque è "mai andare a fare i fighetti in Svezia senza seguire pedissequamente bussole e cartine", che anche in un luogo apparentemente carino e simpatico come quello c'è da farsela nei pantaloni... e non dimenticate di tornare sui vostri passi se qualcosa vi è sembrato orribile a causa di un colpo di sonno! Hej då!


Di Rafe Spall, che interpreta Luke, ho già parlato QUI.

David Bruckner è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Signal, V/H/S e Southbound - Autostrada per l'inferno. Anche sceneggiatore, attore e produttore, ha 41 anni.


Sam Troughton interpreta Dom. Inglese, ha partecipato a film come Alien vs. Predator e Slumber - Il demone del sonno e a serie quali. Ha 41 anni.


Se Il rituale vi fosse piaciuto recuperate The Wicker Man e Kill List. ENJOY!

giovedì 15 febbraio 2018

(Gio)WE, Bolla! del 15/2/2018

Buon giovedì a tutti! Oggi (o meglio, ieri) è il gran giorno in cui anche noi italiani avremo modo di godere dell'ultima fatica di Guillermo del Toro, il film che personalmente spero faccia sfracelli all'Oscar. Ma ciancio alle bande, andiamo a cominciare! ENJOY!

La forma dell'acqua - The Shape of Water
Reazione a caldo: YAYYY!!!
Bolla, rifletti!: In verità temevo che l'ultimo film di Del Toro sarebbe rimasto al palo causa la mortale combo Marvel + Muccino invece fortunatamente così non è stato e posso solo ringraziare tutte le divinità. Spero di andarlo a vedere stasera o piangerò lacrime amare!

Black Panther
Reazione a caldo: Mmmeh.
Bolla, rifletti!: Primo dei cinque (cristo, non uno, CINQUE) film basati sull'universo Marvel in uscita quest'anno, probabilmente è pure quello che mi intriga di meno, anche perché Pantera nera non mi è mai piaciuto come personaggio. Come sia finito Ryan Coogler nella solitamente impersonale scuderia dei registi Marvel è un mistero ma stranamente di questo film si parla bene un po' ovunque quindi domenica gli darò una chance.

A casa tutti bene
Reazione a caldo: Me ne compiaccio.
Bolla, rifletti!: Se a casa stanno tutti bene allora lasciali dove sono e non spaccare i marroni, Muccino. Piantala di girare film, grazie, e lascia in pace quel gran figo di Pierfrancesco, così che anche io possa andare al cinema e goderne sul grande schermo.

Al cinema d'élite tornano a farsi perdonare...

The Party
Reazione a caldo: Bellissimo!! 
Bolla, rifletti!: Ne ho parlato QUI. Se siete così fortunati da avere un cinema che lo proietta, benché con ritardo di una settimana, guardatelo (anche se sarebbe meglio vederlo in lingua originale...).

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